©Vita Nostra 2000, anno 40, n. 43, domenica 3 dicembre 2000, p. 6

  Nel numero del 3 Dicembre non si pubblica nessuna traduzione. Vengono pubblicati il commento alla III domenica di Avvento, un articolo sul Ramadan, e un riquadro su Gesù nel Corano.

Avvento 2000 e Ramadan 1421

  La sera del 27 novembre è iniziato il Ramadan, nono mese dell’anno 1421 AH (Anno dell’Hijra, o dell’Egira). Esso terminerà il 26 dicembre, e il primo giorno del mese successivo, il 27 dicembre, sarà la grande festa del ‘iyd al’Fitr, o  “interruzione del digiuno”, con scambi di doni e visite reciproche tra familiari e amici. In questo giorno è proibito digiunare.

Tutti ormai sanno che si tratta del mese più importante per i musulmani. Il fatto che quasi coincida quest’anno con il tempo di Avvento dei cristiani suggerisce qualche considerazione che porti a una conoscenza meno stereotipata della religione islamica.

Il mese di Ramadan sovente viene anche chiamato il mese del “digiuno” (siyaam). Essendo proprio il digiuno tra le sue caratteristiche più importanti ed appariscenti, esso è spesso oggetto di informazione e  commento sia nelle scuole sia nei mezzi di comunicazione. È perciò già abbastanza conosciuto che digiunare implica astenersi da ogni genere di cibo e bevanda (gli alcolici sono sempre proibiti), dal fumo e dai rapporti matrimoniali, a cominciare da almeno un’ora prima dell’alba fino al tramonto, quando il digiuno  viene interrotto con qualche dattero e un po’ d’acqua, si fa la preghiera prescritta per la sera, e poi si partecipa a un pasto comune, con la famiglia o con amici. Ancora durante la notte, il musulmano è incoraggiato a partecipare  al Suhur, una colazione leggera, prima dell’alba, considerata come una benedizione, dopo la quale molti continuano la veglia nella lettura e nella recita del Corano. Prima dell’alba, ci si deve lavare accuratamente (lavarsi con cura è richiesto anche dopo i rapporti matrimoniali e prima  del momento della preghiera).

Qui aggiungiamo che il significato del digiuno non è anzitutto morale, ma teologico. “Gente di fede, vi è stato imposto il digiuno come è stato imposto a coloro che vi hanno preceduto, cosí che voi impariate a dominarvi e a conoscere Dio... Dio auspica per voi felicità e non tristezza:  vuole che voi [malati  e viaggiatori che non hanno potuto rispettare il digiuno, ndr] completiate il numero dei giorni e che proclamiate la grandezza di Dio che vi ha guidato. Lui vuole che ci sia riconoscenza da parte vostra”. Queste parole del Corano (Sura 2,183-185) chiedono il digiuno e ne danno il senso principale. Digiunare ha lo scopo di rendere la persona più consapevole del Creatore, della sua esistenza, della sua presenza. Il digiuno pone questa consapevolezza di fede nell’intimo del credente e guida la sua vita separandolo da ogni azione malvagia. Naturalmente, dal momento che il digiuno è una prescrizione in vista di una “consapevolezza divina” implica anche altre attività, come preghiere volontarie oltre quelle ordinarie, una più estesa lettura del Corano e una maggiore contemplazione e glorificazione di Dio. Con il digiuno, ogni musulmano sa di essere chiamato ad essere specchio di Dio che è “Samad”, Colui che provvede per tutti i bisogni della sua creazione, ma che non ha egli stesso bisogno di niente.

Meno note del digiuno sono invece altre caratteristiche spirituali di questo mese. In esso i musulmani commemorano il tempo in cui il libro sacro del Corano fu “rivelato”al “profeta” Maometto. Secondo la cronologia musulmana, la maggior parte degli scritti sacri, anche se non tutti, furono “rivelati” durante il mese di Ramadan. Il libro del profeta Abramo fu rivelato nel primo giorno di Ramadan, l’Antico Testamento dopo il sesto giorno e il Nuovo Testamento dopo il tredicesimo giorno, mentre il Corano fu rivelato nella “Notte del potere” (Laylatu al-Qadar), che si svolge in uno dei giorni dispari dal 21 al 29.  A questa ultima rivelazione è dedicata soprattutto l’ultima decade del mese, che comincia appunto con una tra le feste più importanti dell’Islam, il 17 di Ramadan, detto Nuzul Al-Qur’an (che corrisponderà quest’anno al 13 dicembre del nostro calendario).

Per renderci conto dell’importanza attribuita alle scritture sacre, e alla loro lettura, basta ricordare che, secondo alcune narrazioni su Maometto, ogni lettera del Corano riceve dieci ricompense: cioè leggere una lettera del Corano equivale a dieci buone azioni e porta dieci frutti in paradiso. Ma durante il mese di Ramadan, le buone azioni sono ricompensate al mille per uno e ogni lettera del Corano riceve non solo dieci, ma mille ricompense. In modo speciale, ogni lettera in alcuni versetti, come quelli della Sura 2,255, ne riceve alcune migliaia. Tali ricompense sono moltiplicate ancora di più ogni venerdì del mese di Ramadan e nella “Notte del Potere”. Alcuni musulmani stanno nella moschea per l’intera durata dell’ultima decade, dedicandosi più intensamente alla preghiera e alla lode di Dio, ma ovviamente rispettando come sempre i ritmi del digiuno e della sua interruzione.

In tal modo il Corano diventa per i musulmani un “albero del paradiso” dal quale colgono durante il mese del digiuno milioni di frutti eterni e il mese stesso di Ramadan contiene in sé una grande potenzialità di “vita eterna”, garantendo una ricompensa pari a quella che si potrebbe ottenere in ottanta anni di preghiera ordinaria. D’altra parte, la “Notte del Potere” è, secondo il Corano, meglio di mille mesi di sforzo spirituale.

Concludiamo con una brevissima sottolineatura e qualche domanda. Per un musulmano ogni lettera del Corano equivale a dieci buone azioni, in tempo ordinario, e a mille durante il Ramadan. Hanno i cristiani, o viene loro ricordata, una simile coscienza dell’importanza della lettura delle “sacre scritture”? Ha questa “contabilità” qualcosa di simile con il nostro sistema cattolico di “indulgenze”? Nel quale sistema peraltro la lettura della Bibbia non mi sembra risulti al primo posto fra le azioni “ricompensate”. E forse nemmeno nella coscienza e nella vita dei cristiani o della chiesa in genere.

Forse mentre auguriamo un “Buon Ramadan” ai musulmani che sono in mezzo a noi, sarebbe il caso di augurare un certo “digiuno” anche ai cattolici: un digiuno da tante cose secondarie che per secoli e ancora oggi ci tolgono convinzione tempo e forze per le cose più fondamentali. Un digiuno dalle chiacchiere che fanno sembrare indispensabili e importanti chi le dice e chi le ascolta, per ricordarci che in fin dei conti né i destini del mondo né quelli della chiesa né tanto meno quelli della fede stanno sulla punta della nostra lancia. Oltre che nella storia di Davide e Golia, c’era del resto scritto anche nel racconto di una tentazione, che Gesù superò continuando a digiunare, convinto che “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Antonio Pinna 

Riquadro

Sura 2,255 “Gente di fede! distribuite in elemosina ciò che vi abbiamo elargito, prima che giunga il giorno. Non vi sarà possibilità di contrattare, mancheranno amici e intercessori”.

Cfr. Lc 16,9 Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne.

Riquadro su Gesù nel Corano.

Sovente, i cattolici dicono con un certo compiacimento che anche i musulmani credono in Gesù Cristo. Bisognerebbe però precisare che in realtà il Gesù del Corano è una figura talmente diversa da quella evangelica da poter parlare di un caso di pura omonimia. Ecco in sintesi ciò che il Corano dice di Gesù. tra l’altro, si noti come il Corano “salti” la passione e la morte di Gesù, che restano inconcepibili per un musulmano. Si può parlare ancora dello stesso Gesù?

Gesù, figlio di Maria, nel Corano

* Molti  musulmani si chiamano “ ’Isa ” (Gesù). Essi lo conoscono. Lo rispettano come ogni profeta. Evocano la sua Persona adoperano una formula di benedizione: “La pace di Dio sia su di lui”.

* Riconoscono che, annunciato da Giovanni (3,38 e 19,1), Gesù è nato miracolosamente dalla vergine maria, dallo Spirito di Dio in Lei (21,91; 66,12; 19,15). Gesù è stato mandato ai figli di Israele per ricordare loro che c’è un solo Dio (43,57; 5,116).

* Fa dei grandi miracoli guarendo i malati e resuscitando i morti (3,49; 5,110), facendo discendere dal cielo sugli apostoli “una tavola imbandita” (5,1 12). Gli ebrei lo rifiutano, vogliono ucciderlo, metterlo in croce, ma Dio lo salva elevandolo in Cielo presso di Lui da dove ritornerà come segno premonitore della fine del mondo (3,55; 4,157; 5,117; 43, 61).  Gesù è il Messia (l’inviato di Dio), è il Verbo di Dio, la Parola.

* Tuttavia tutti questi privilegi sono personali. Gesù, figlio di Maria, è un uomo come tutti gli altri, un profeta come tutti i profeti. La sua missione è simile alla loro missione. Va al di là del popolo al quale è stato inviato e sembra che non si compia pienamente se non alla fine dei tempi.

(da un sussidio della Diocesi di Verona)