1. Aspetti teologici. Bibbia e cultura

1.6 Traduzione della Bibbia e sviluppo sociale e culturale

Bibliografia:

Whiteman, Darrell L., "Bible Translation and Social and Cultural Development". In: Stine, C. Philip, ed. Bible Tanslation and the Spread of the Church. Second ed., Leiden - New York - Köln: E.J. Brill; 1992; pp. 120-141.

 

Dato il ruolo che la traduzione della Bibbia ha avuto nella storia di certe lingue, non sembra fuori luogo chiedersi se c’è qualche dato che permetta di affermare che quando un popolo ha avuto la Bibbia tradotta nella propria lingua, ciò ha di fatto contribuito al suo sviluppo come popolo, come comunità e come nazione.

Una volta posta la domanda, si potrà restare sorpresi dalla scarsità di studi empirici che dimostrino una correlazione tra sviluppo e traduzione della Bibbia. E’ perciò necessario impostare la questione fin dal suo fondamento, in modo da poter poi impostare delle eventuali ricerche e verifiche. Sarà opportuno avere delle idee chiare sull’idea di sviluppo culturale e introdurre il concetto di sviluppo umano integrale, in modo da poter poi discutere se la traduzione della Bibbia può contribuire e in che modo a queto tipo di sviluppo. Si potrà poi prendere in considerazione alcune aree problematiche particolari, dove è necessaria una sensibilità multiculturale per poter assicurare un contributo positivo da parte di una traduzione. Infine, si accennerà ad alcuni casi particolari dove sembra che la traduzione della Bibbia abbia segnato qualche differenza sulla via dello sviluppo. Alcune considerazioni finali potranno suggerire delle attenzioni per il proseguo della ricerca.

 

1.6.1 Evoluzione del concetto di "sviluppo"

 

Il concetto di sviluppo ha conosciuto anch’esso non pochi pogressi negli ultimi decenni. Per un certo periodo, il paradigma dominante è stato quello economico e tecnologico. Alcune nazioni del cosiddetto "sottosviluppo" lo hanno applicato, ma con risultati deludenti, tra i quali stagnazione economica, grande concentrazione di guadagni e potere in mani di pochi, alta disoccupazione, scarsità di cibo, enormi debiti nazionali.

Al paradigma dominante si viene così affiancando (sia pure sovente soltanto a parole) un nuovo concetto di sviluppo che prende in considerazione dei valori alternativi a quelli economici: il rispetto per i valori culturali che conferiscono identità e dignità di popolo, il primato del soddisfacimento dei bisogni basilari (salute, educazione, casa, lavoro), una politica che porti alla riduzione della dipendenza, al rispetto dei diritti umani, della libertà e della democrazia, l’inclusione della dimensione del senso globale della vita e della storia. In breve, lo sviluppo viene visto non solo come problema economico, ma anche come problema etico.

Da un punto di vista negativo, si è preso coscienza che sviluppo non è urbanizzazione, né industrializzazione, né modernizzazione né occidentalizzazione. Al contrari, queti fattori hanno sovente avuto conseguenze disastrose sui popoli "in via di sviluppo".

 

1.6.2 Caratteristiche di uno sviluppo umano integrale

 

1. Uno sviluppo umano integrale riguarda tutta la vita nella sua globalità. Esso riconosce un equilibrio nella soddisfazione dei bisogni fondamentali della vita umana nelle sue diverse componenti. Uno schema utile a riassumere un tale concetto di equilibrio può prendere in considerazione quattro aree: crescita personale, crescita materiale, crescita sociale, crescita spirituale. Ognuna di queste aree include diverse componenti.

A titolo di esempio:

- l’area della crescita personale include: l’auto-stima e la fiducia in sé stessi, la sicurezza, il nutrimento e la salute;

- l’area della crescita sociale include: la partecipazione, l’autonomia, la solidarietà, l’educazione;

- l’area della crescita materiale include quelle componenti che sono generalmente pensate far parte dello sviluppo: i trasporti, la comunicazione, il denaro, la proprietà e l’uso della terra;

- l’area della crescita spirituale include il rapporto con il soprannaturale. Se questo è caratterizzato in modo negativo da sentimenti di paura e di incertezza, ciò avrà sicuramente delle conseguenze negative su tutto il processo di sviluppo. Al contrario, se è caratterizzato in modo fondamentalmente positivo da sentimenti di speranza e di amore, come pensiamo che dovrebbe essere all’interno del cristianesimo, allora anche lo sviluppo ne risentirà in modo positivo.

[La "ruota" dello sviluppo e la misura della qualità della vita (cf p. 126)]

2. Uno sviluppo umano integrale si focalizza sulla gente, non sui progetti. Al primo posto sta l’attenzione ai processi con cui la gente si sviluppa e non i prodotti dello sviluppo.

3. Uno sviluppo umano integrale dà importanza alla dimensione spirituale e ai valori morali.

 

1.6.3 Fattori contrari allo sviluppo

 

Un assioma degli antropologi è che c’è sempre una distanza tra i valori ideali o le credenze professate da una società e gli effettivi comportamenti della gente in quella società. In altre parole, in ogni società la gente non realizza pienamente i propri ideali culturali.

Di questa tensione parlano, ad esempio, le opere di due noti antropologi.

Raoul Naroll, The Moral Order. An Introduction to the Human Situation (Beverly hills, CA: Sage Publications; 1983) ha sviluppato una teoria, che egli chiama "moralnets", per mostrare come le società hanno bisogno di avere delle solide "reti morali" di supporto e stabilità in modo da poter affrontare i problemi sociali più gravi e diffusi. Ora, il cristianesimo sovente rafforza le già esistenti "reti morali" o ne aggiunge delle altre dove prima non ce n’erano o non erano più funzionali. Questa è un’area dove la traduzione della Bibbia in lingua locale ha certo un ruolo da svolgere.

Walter Goldschmidt, Comparative Functionalism; An Essay in Anthropological Theory (Berkeley, CA: University of California Press, 1966) nota come una delle funzioni delle istituzioni in una società è quella di "mantenere il sistema sociale come sistema, in modo da evitare che la società si disgreghi a causa delle tendenze centrifughe degli interessi egoistici individuali" (p. 58). Sono parole di un antropologo, e non di san Paolo, il quale, tuttavia, pur in termini teologici, dice cose molto simili.

Se l’egocentrismo e l’etnocentrismo sono forze che lavorano in modo contrario allo sviluppo integrale di un popolo, appare ancora una volta chiaro il ruolo positivo che la conoscenza della Bibbia nella lingua del popolo può svolgere.

Naturalmente, il modo di valutare questo ruolo risentirà delle presupposizioni antropologiche e dei modelli di cultura con cui si affronta il problema.

Ora, di fatto, molti studi di antropologia hanno valutato negativamente l’impatto del cristianesimo sulle culture del mondo non occidentale. Non è il momento ora di affrontare le ragioni delle tensioni esistenti fra antropologi e missionari. Tuttavia, è il caso almeno di evidenziare che un modello statico di cultura arriva a vedere come dannoso e disgregante qualsiasi contatto di culture implicante un cambiamento. Di questo passo si arriva a volere una fossilizzazione delle culture e si riduce l’antropologia a museo etnografico di oggetti non più viventi. Ma una tale realtà è inesistente. Le culture sono in un continuo processo di adattamento a sempre nuove situazioni ambientali, interne ed esterne. E’ necessario perciò avere un modello dinamico e non statico di cultura. Allinterno di questo modello trova un ruolo positivo l’introduzione in una cultura della Bibbia in lingua locale.

 

1.6.4 Livelli di uno sviluppo umano integrale

 

1. Livello individuale

2. Livello comunitario

3. Livello inter-comunitario

 

1.6.5 Traduzione della Bibbia e sviluppo umano integrale

 

Ovviamente, si parla del ruolo della traduzione della Bibbia come di un fattore fra numerosi altri fattori e dal punto di vista di un concetto di sviluppo umano integrale. Questo concetto è stato precedentemente esposto, ma possiamo così riassumerlo: "Un processo con cui una comunità si rafforza così da poter creativamente rispondere ai propri bisogni (spirituali, mentali, fisici, sociali) attraverso una accresciuta consapevolezza, una maggiore interazione dentro e fuori la comunità e una effettiva utilizzazione delle risorse disponibili" (Larry E. Yost - Willa D. Yost, A Philosophy of Intercultural Community Relations and a Strategy for Preparing S.I.L. Members for Intercultural Community Work, Dallas: Summer Institute of Linguistics, 1983; p. 3).

Alcune aree in cui è possibile riconoscere un rapporto positivo tra sviluppo e traduzione della Bibbia sono le seguenti: 1) Un progresso nella stima di sé e nella consapevolezza della propria dignità; 2) Un allargamento del proprio mondo; 3) Un nuovo senso di identità; 4) Una nuova potenzialità da una accresciuta e allargata capacità "letteraria", almeno in certi casi.