Pino Atzori, docente di Morale della vita personale e della vita fisica, presso l'Istituto di Scienze Religiose di Oristano

 

 

VN 06/2002 Staminali 02

 

"Riflessioni libere sulla clonazione delle cellule staminali", Vita Nostra 46/2001, 16 dicembre, p. 4

 

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Riflessioni libere sulla clonazione delle cellule staminali

Qualche giorno fa è stata effettuata con successo la clonazione di un embrione umano. La notizia è talmente importante che per un paio di giorni è stata premessa dai telegiornali e dai quotidiani persino alle notizie provenienti dal conflitto afgano. Per la prima volta nella storia della biogenetica, l'embrione sarebbe stato ricreato in laboratorio, attraverso una particolare applicazione delle tecniche di clonazione alle cellule staminali. L'impresa, unica nel suo genere, è stata annunciata dalla compagnia Usa per la ricerca genetica Advanced Cell Technology Inc. di Worchester, nel Massachusetts.

Il fatto ha generato un notevole sconcerto, non solo a livello di opinione pubblica, di non “addetti ai lavori”, ma anche tra  medici, scienziati e politici, cioè tra quelle persone che dovrebbero regolamentare le scelte e lo sviluppo e le applicazioni della ricerca scientifica, in particolare quella da applicare all’essere umano.

Ma casa hanno fatto  esattamente?

Il procedimento utilizzato è stato descritto come clonazione classica. Cioè ci si è serviti di un ovulo umano e di una cellula dell'epidermide ricavata da un uomo adulto: il Dna originario dell'ovulo è stato eliminato, e al suo posto è stato impiantato quello estratto dal nucleo della cellula adulta. Ricorrendo a tecniche di coltura, l'ovulo modificato si è così sviluppato come se fosse stato fecondato da uno spermatozoo.

Tutto l’esperimento è stato fermato quando la cellula così ottenuta, per la sua naturale capacità, ha iniziato a moltiplicarsi, ha iniziato a crescere.  Si tratta del medesimo sistema già usato per clonare pecore, bovini o scimmie.

Ora questo embrione umano è crioconservato o, per dirla in maniera più familiare è stato congelato, secondo tecniche ormai ben collaudate, e conservato in attesa di decidere cosa farne.

Perché lo hanno fatto?

La stessa Advanced Cell Technology ha precisato che l’obiettivo non era, né è, la creazione vera e propria di un essere umano completo, bensì, più semplicemente, il dotarsi di embrioni da usare per ricavarne cellule staminali, da impiegare nella cura delle malattie. Queste così dette “cellule staminali“, sono delle cellule particolari che si possono trovare in quasi tutti i tessuti umani. Queste una volta prelevate e messe in particolari sostanze di coltura, inizierebbero a moltiplicarsi per  ottenere in pochi giorni la sufficiente e specifica parte di corpo (pelle, sangue, ossa…) da  trapiantare nel corpo di un paziente. Come possiamo capire è un procedimento rivoluzionario e di enorme importanza per il genere umano.

Ma, c’è un grosso “ma” che fa discutere: le cellule staminali migliori, quelle più sicure sono quelle provenienti dagli embrioni e gli embrioni, non solo per noi cattolici ma anche secondo un notevole numero di scienziati ed addetti ai lavori, sono "esseri umani", alcuni dicono anche "persone umane", nella loro fase iniziale.

È giusto fabbricare esseri umani per usarli come pezzi di ricambio, sia pure di altre persone? La risposta è ovvia. È aberrante solo pensarlo.  Ma chi promuove e realizza un simile progresso scientifico, si giustifica affermando che questi esseri viventi non sono ancora "esseri umani" e tanto meno "persone umane". Lo fanno in base ad una serie di parametri che li porta a collocare l’inizio dell’esistenza umana almeno quattordici giorni dopo il concepimento.

Il problema è serio e molto complesso. Ci sono in gioco la possibilità di risolvere  in una maniera nuova tanto problemi di carattere estetico quanto serie e drammatiche malattie, così come c’è in gioco lo sfruttamento miliardario del possibile brevetto della clonazione. Chi ha pubblicato questo lavoro è   la  Advanced Cell Technolgy , una società di diritto privato, finanziata da privati, e perciò libera di agire come crede. Secondo le leggi federali degli Stati Uniti in materia, utilizzare denaro pubblico per la clonazione di esseri umani è proibito.

Sicuramente è  una pietra miliare nella clonazione teraupeutica, ma da profano posso chiedermi se alla base di ciò stia soltanto il desiderio di curare i malati o se non ci stia anche quello meno nobile e non confessabile di fare soldi dai malati. Ma veramente il progresso scientifico è al di sopra della morale per cui è lecito  tutto ciò che tecnicamente possibile?

E’ di questi giorni la notizia che il ministero della sanità italiana vuole stanziare venti miliardi di lire nella ricerca delle cellule staminali ricavate da altre parti del corpo umano, quali il cordone ombelicale o il midollo, che pure offrono grandi possibilità di successo. Forse la cifra non è gran che, ma penso che sia una strada più corretta e rispettosa della dignità umana della quale ognuno di noi è portatore fin dal suo concepimento, a prescindere dal modo con cui siamo concepiti. 

Pino Atzori
Docente di MOrale presso l'ISR di Oristano

(articolo seguente sul n. 6 del 2002, p. 10)

 
 
 

VN 06/2002 Staminali 02

 

 

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Vita Nostra n. 6/2002, 17 febbraio, p. 10

Per capire il dibattito sulle cellule staminali.

Speranze e problemi della terapia cellulare.

Etica e teologia: “freno” o “volante” dello sviluppo scientifico"?

 di Pino Atzori

 Ricostruire in laboratorio porzioni di osso e cartilagine per riparare gravi fratture o malformazioni e danni dovuti a malattie, coltivare in provetta lembi di epidermide, da utilizzare come "pezzi di ricambio", per curare gravi ustioni o alterazioni della pelle o persino restituire in parte la vista, e altro ancora, non è più fantascienza.

Due tra i più avanzati laboratori di ingegneria dei tessuti si trovano in Italia. La tecnica  che permette di ottenere tessuti "biotecnologici" si chiama terapia cellulare. La metodica di base che gli scienziati seguono è simile per tutti i tessuti. Il punto di partenza è il prelievo dal paziente stesso di un po' di pelle o di midollo osseo a seconda di cosa si vuol ottenere, se pelle o ossa e cartilagini.

Dal campione prelevato si isolano le cellule staminali, cioè le "cellule madri", da cui è possibile sviluppare il tessuto  di  partenza. Tali cellule sono poste in un terreno di coltura, affinché si moltiplichino formando  delle colonie che producano tessuto sufficiente per il trapianto.

I vantaggi? Finora per intervenire sui pazienti in cui era venuta a mancare una parte di osso o di pelle, erano due:

* Si ricorreva ad un donatore (con possibili problemi di rigetto)

* Si prelevava dal paziente stesso del tessuto da trapiantare (con problemi di "menomazioni" o semplicemente estetici)

Ormai le applicazioni mediche sono varie, numerose le tecniche usate e più che buoni i risultati: da pochi centimentri quadrati di pelle, in 15-20 giorni si arriva a produrre due metri quadrati di epidermide, la quantità di pelle che copre il corpo di un adulto).

La conquista più recente e più importante è la ricostruzione in vitro dell' epitelio corneale, da 1 mm di epitelio corneale del paziente si può ricostruire in 15 giorni l'intera cornea.

Con le ossa invece, si prepara un "supporto in bioceramica" dove vengono inserite delle cellule ossee che pian piano riempiono  gli spazi e ricoprono il supporto che è stato impiantato.

Ma se è una fantastica rivoluzione, dove nascono i problemi etici? Possibile che anche in questo settore la teologia sia "da freno allo sviluppo scientifico"? È sicuramente uno degli ultimissimi sviluppi della scienza applicata alla medicina e quindi alla cura dei malati. L'interesse suscitato nel campo scientifico, economico ed etico, è notevole. È l'ultima frontiera della scienza dei trapianti. Probabilmente il suo futuro. Ma anche qui non è tutto oro ciò che brilla, specie sotto i riflettori dei mass-media.

Le cellule staminali sono anche dette "madri" o "progenitrici" perché da loro si originano tutti i tessuti. Il prototipo di cellula staminale è la cellula uovo perché è da questa che si sviluppa l'intero organismo. Ma anche negli adulti, come abbiamo visto, sono presenti cellule staminali in ogni tessuto ed organo. Ciascun tessuto possiede cellule specializzate, cioè in grado di moltiplicarsi nel loro ambiente di provenienza. Nel midollo, invece, ci sono cellule staminali multipotenti, cioè capaci di trasformarsi in cellule diverse.

Per usare un linguaggio più semplice, qualcuno le chiama "cellule bambine", non ancora differenziate, cioè che non hanno ancora assunto una funzione specifica. La loro caratteristica più interessante è perciò la loro pluripotenza.  Ma per arrivare a questi risultati non servono solo le cellule giuste, occorrono anche le sostanze giuste, capaci di guidare lo sviluppo della cellula verso una certa funzione, e che inviano alle cellule staminali le corrette istruzioni per la loro specializzazione.

Ma queste non sono le uniche in grado di compiere questi sviluppi, ne esistono altre con un grado ancora più elevato di flessibilità e quindi di potenzialità, il cui uso però crea notevoli problematiche etiche.

La cellula totipotente per eccellenza, dal quale può derivare ogni tipo di tessuto, è lo zigote, ovvero l'ovulo appena fecondato. Seguono in ordine decrescente: le prime 7\8 cellule di un embrione, le cellule di massa interna (quelle che andranno a formare il corpo del feto) dell'embrione alla seconda settimana (la blastocisti), quindi le cellule prelevate dai feti o dal cordone ombelicale, per finire con le già conosciute cellule staminali degli organismi adulti.

In questo momento (fine 2001),  la differenza più importante dal punto di vista scientifico non è tanto la maggiore o minore pluripotenza (che pure è importante) ma la maggiore disponibilità al minor costo.

Le cellule staminali dell'organismo adulto sono più difficili da isolare. Nel sangue, per esempio, sono state isolate solo nel 1999. Le cellule dell'embrione invece sono tutte totipotenti e proliferano meglio, cosa importante quando si ha a che fare con organi composti da milioni di cellule.

Ultimamente, poi, si stanno sviluppando nuove tecniche, per ora ancora molto sperimentali: tsna che comporta la riprogrammazione del nucleo di una cellula somatica all'interno di una cellula uovo, generando cellule quasi del tutto totipotenti.  Questo procedimento è conosciuto con il termine improprio di "clonazione terapeutica".        

Obiettivamente, il conflitto con la morale ha riguardato fin dall'inizio e tuttora riguarda fondamentalmente l'utilizzo delle cellule dell'embrione.

Da una parte c'è la posizione di chi non accetta per nessun motivo l'uso di esse, soprattutto scienziati e moralisti di area cattolica, in nome della dignità della persona che è tale fin dal suo concepimento.

La maggior parte degli scienziati, pur con qualche "distinguo e limitazioni", la ritengono una strada da percorrere, mentre altri sono convinti che non possono esserci barriere allo sviluppo della scienza.

Ma perché dobbiamo prendere proprio quelle embrionali se abbiamo più sorgenti di cellule staminali?

In realtà, al di là di tante affermazioni di comodo, i risultati migliori, più immediati, gli abbiamo con gli embrioni. Utilizzare questi ultimi vuol dire intervenire prima e a costi più bassi, il che rientra negli interessi del paziente  e dell'azienda fornitrice.  (Anche se, cosa non secondaria, quasi tutti questi dati sono stati ottenuti con la sperimentazione su embrioni animali e molti tra gli stessi scienziati nutrono dubbi sugli stessi risultati applicati agli umani).

Nell'impiego di cellule staminali embrionali poi, vanno distinte due particolari condizioni che creano implicazioni etiche diverse:

* La fabbrica di nuovi embrioni per ottenere cellule 

* L'utilizzo di embrioni già esistenti.

Mentre l'Inghilterra ha deciso di percorrere tutte le vie possibili, sotto il controllo di una Authority, altri paesi hanno ritenuto possibile limitare la ricerca agli embrioni ottenuti da aborti indotti o embrioni sovranumerari derivati dalla fecondazione assistita in vitro.

In Italia è autorizzato solo l'impiego di cellule staminali ottenute da tessuti adulti (sangue, cordone ombelicale, pelle…). Nella finanziariaria del 2001, lo Stato italiano ha messo a disposizione 5 miliardi di lire l'anno, per tre anni, per lo studio sulle cellule staminali non embrionali.

 

* Docente di Morale della vita fisica e Bioetica presso l’Istituto di Scienze Religiose di Oristano

 

(articolo precedente sul n. 46 del 2001, p. 4)

 
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