Luciferi Calaritani, De non conveniendo cum Haereticis, Introduzione, testo, traduzione e commento a cura di Antonio Piras, Herder Editrice, Roma 1992.

 
   
     
 

PRESENTAZIONE

 

Lucifero vescovo di Cagliari "war ein Mann von Charakter, aber kein Mann von Geist", secondo la penetrante definizione in Schanz-Hosius. I suoi pamphlets sono un repertorio di veementi accuse e di epiteti ingiuriosi contro l'imperatore Costanzo e insieme un'antologia di passi biblici (Fontaine), senza traccia di riflessione dottrinale e senza elementi concreti che appoggino la ricostruzione degli eventi che contrassegnarono una delle fasi acute della controversia ariana.

Stupisce perciò che una personalità così poco sfaccettata potesse ricevere dal papa Liberio un incarico di rappresentanza al concilio di Milano del 355: l'ipotesi avanzata da Piras è che, in un momento in cui non cera spazio per le sottili disquisizioni, facesse gioco contrapporre agli ariani il temperamento intransigente di un irriducibile difensore del credo niceno.

Privi di spessore storico e teologico, gli opuscoli di Lucifero rivestono per noi un alto interesse sia per l'aspetto linguistico sia per le larghe attestazioni di versioni bibliche pregeronimiane.

Il latino di Lucifero è un singolare impasto a grana grossa di volgarismi, biblismi, espressioni cancelleresche entro un periodare affannosamente ipotattico.

Con puntualità e finezza i vari fenomeni sono ampiamente illustrati nel commento, che, travalicando l'ambito circoscritto dell'operetta cui è dedicato, arriva a fornire le coordinate per una valutazione complessiva di questa cifra linguistica.

Circa l'importanza di Lucifero come testimone della Vetus Latina, si deve dire che la prassi degli autori cristiani di corroborare i propri scritti, di qualunque destinazione, coi passi delle Scritture è da lui portata alle estreme conseguenze: le citazioni per numero e ampiezza tendono a prevaricare sul testo originale e sono spesso introdotte forzatamente e senza un aggancio coerente con l'argomentazione. Sicché non è dato rinvenire né la misura né la pertinenza dei richiami biblici che costellano le opere di Atanasio e di Ilario scaturite dalla medesima temperie polemica.

Per noi, ovviamente, tale smodato ricorso ai passi scritturali si risolve in una fortunata acquisizione. E Antonio Piras, pur nei limiti consentiti dall'economia del commento, bene esemplifica l'opportunità e la fecondità, sotto questo profilo, del lavoro di ricostruzione e di esegesi.

Nel panorama degli studi su Lucifero arricchitosi in questi anni di alcuni parziali edizioni critiche, il presente commento, che getta luce su zone ancora poco esplorate del sermo luciferiano, evidenziandone il carattere composito e per certi versi contraddittorio, viene a occupare una posizione di indubbio rilievo.

 

Fanny Del Chicca

Università di Cagliari, 30 Settembre 1992