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Inseriamo alcune evidenziazioni o collegamenti in ordine agli scopi della ricerca degli alunni a scuola

08/01/03 Editoriale in "Agorà" sul pamphlet di Daniel Jonah Goldhagen e la risposta di Konrad Löw

07/01/03 Presentazione del libro di Konrad Löw sul rapporto fra nazismo e cattolici

22/12/02 Discorso di Natale di Giov. Paolo II alla Curia Romana (rievoca il Radiomessaggio del 1942)

19/11/02 Rassegna delle ultime pubblicazioni e testimonianze del tempo

30/10/02 Decisione dell'apertura degli Archivi

20/10/02 Sula recezione negli ambienti di Hitler delle posizioni del Papa (cf art Civiltà Cattolica)

18/10/02 Difesa "metodologica" di uno storico laico

Avvenire

08/01/03

Editoriale

Chiesa e Shoà: meno polemiche e più dati storici

Gian Maria Vian

   
 

Sono in vista altre polemiche sui rapporti tra Chiesa cattolica e regime hitleriano, accanto a quelle, da un trentennio ricorrenti, su Pio XII e il suo presunto filonazismo. La previsione non è difficile perché è in arrivo la traduzione italiana dell'ultimo volume di Daniel Jonah Goldhagen, dove l'autore de «I volenterosi carnefici di Hitler» accusa la Chiesa cattolica di corresponsabilità nella Shoah. In Germania è uscito un libro di Konrad Löw che risponde al pamphlet di Goldhagen documentando sia l'avversione dei nazisti per i cattolici, in quanto ritenuti estranei al regime e filoebraici, sia le persecuzioni a cui per questo il clero cattolico fu sottoposto nel Reich. Del libro ha scritto ieri su "Avvenire" Antonio Gaspari e resta da auspicare che pure il volume di Löw venga presto tradotto in italiano. Certo non tutti i cattolici furono oppositori di Hitler, né tutti furono eroi o martiri. Ma tra i cristiani tedeschi la Chiesa cattolica - a differenza della maggioranza del protestantesimo, che pure espresse la resistenza del teologo Dietrich Bonhoeffer o quella, meno nota, di uno studioso come Kurt Aland - si distinse per la sua opposizione al nazionalsocialismo, come appare con evidenza anche dalla recente «Introduzione alla storia della Chiesa» di Manfred Heim, la cui edizione italiana (Einaudi) è introdotta da Adriano Prosperi. Per ricordare solo un dato, ben undicimila sacerdoti cattolici (quasi la metà del clero tedesco) "furono colpiti da misure punitive, politicamente o religiosamente motivate, dal regime nazista", finendo spesso in campo di concentramento. Ma anche l'atteggiamento di Pio XII va sottratto alla polemica e restituito alla storia. Così Giovanni Sale riconosceva a papa Pacelli, su "La Civiltà Cattolica" del 21 dicembre scorso, non tanto una "tempra di profeta" quanto la virtù di sapere "discernere e scegliere di volta in volta la via giusta, o almeno la più opportuna, da intraprendere per il bene della Chiesa e per il maggior servizio degli uomini". Anche del passato recente, insomma, è preferibile che si occupino gli storici piuttosto che i polemisti di professione.

 
Avvenire

07/01/03

E Hitler disse: fermate i cattolici

Lo storico tedesco Low ha raccolto i documenti che provano l'odio nazista verso la Chiesa. Le Ss: «Aiuta gli ebrei»

Di Antonio Gaspari

   
 

E Hitler disse: fermate i cattolici

Lo storico tedesco Low ha raccolto i documenti che provano l'odio nazista verso la Chiesa. Le Ss: «Aiuta gli ebrei»

Di Antonio Gaspari
 

Arriva dalla Germania la risposta ai recenti pamphlet contro la Chiesa cattolica - e soprattutto contro Pio XII - pubblicati ad esempio da John Cornwell e Daniel Goldhagen. Da poco infatti è uscito un libro - Die Schuld (La Colpa) - con un sottotitolo eloquente, «Cristiani ed ebrei nel giudizio dei nazisti e nei tempi presenti» (Resch Verlag, euro 24) in cui l'autore, lo storico e saggista Konrad Löw, già docente all'università di Bayreuth, apporta una grande massa di documentazione sull'odio nazista contro la Chiesa cattolica e sulla protezione degli ebrei da parte dei cattolici.
Nella copertina del libro edito dalla Resch Verlag è scritto: «Una risposta ad Amen ed al Vicario», le due opere cinematografica e teatrale in cui si accusa papa Pacelli di essere stato pavido e succube del nazismo. Si tratta di un volume documentatissimo, 356 pagine con 1.063 note ed una bibliografia di 331 libri. < BR>Pensato soprattutto come una risposta al libro di Daniel J. Goldhagen I volenterosi carnefici di Hitler in cui i tedeschi venivano accusati di essere stati complici del nazismo, Löw approfondisce con dovizia e competenza molti punti finora poco conosciuti della politica nazista, ed in particolare della persecuzione sistematica e continua dei cattolici.
L'autore bavarese spiega con ampia documentazione che in Germania ancora al tempo dell'impero non è esistita una persecuzione degli ebrei, anzi la discriminazione è calata ed il processo di assimilazione e della integrazione è avanzato. Così, l'antigiudaismo di origine religiosa non trovò credito tra i sacerdoti della Chiesa cattolica, ed il Zentrum, il partito cattolico, trovò sostegno, seguaci e voti proprio tra gli ebrei. Un fenomeno che si spiega con il fatto che la Chiesa cattolica ha condannato il nascente raz zismo ed il nazionalsocialismo con tutta la dovuta chiarezza, mentre gli evangelici furono in gran parte affascinati dalle teorie razziali.
La nomina di Hitler a Cancelliere fu applaudita infatti dagli evangelici, mentre i vescovi cattolici condannarono le teorie naziste. Per questo motivo i nazisti perseguitarono in prima istanza comunisti e ebrei ma anche i cattolici. Secondo i nazisti, avendo il cristianesimo le radici nel Vecchio Testamento, chi è contro gli ebrei deve essere per forza contro la Chiesa cattolica. Dalla documentazione raccolta da Löw emerge inoltre la vasta opera di aiuto agli ebrei condotta dai cattolici, e questo suscitò ulteriormente l'ira dei nazisti.
L'autore bavarese racconta come i nazisti invocavano «l'indispensabile arma dello spirito del sangue e della terra contro la peste ebraica ed il cristianesimo». Nella parte centrale del libro Löw riporta in maniera dettagliata quanto Hitler, Rosenberg, Goebbels, Himmler e Bormann ha nno detto e scritto su ebrei e cattolici. Hitler in particolare pensava di schiacciare la Chiesa cattolica «come si fa con un rospo».
Nel libro vengono riportati gli articoli e le vignette pubblicate dai giornali Das Schwarze Korps (organo ufficiale delle SS) e Der Stürmer (giornale razzista). Löw fa notare come i nazisti indicavano ebrei e cattolici sempre insieme contro il regime.
In una vignetta pubblicata nel 1938, un ebreo, un sacerdote cattolico ed un imprenditore capitalista cercano di fermare la svastica nazista che ruota come le lancette dell¹orologio della storia. In un altra vignetta pubblicata da Der Stürmer nel 1934, un ebreo di fronte all'immagine di Cristo in croce dice: «...lo abbiamo fatto uccidere, lo abbiamo deriso, ma siamo ancora oggi difesi dalla sua Chiesa...». In un altra vignetta pubblicata dallo stesso giornale nel 1939, un sacerdote cattolico v iene disegnato mentre stringe due grandi mani, una con la croce ebraica e l'altra con la falce e martello.
Per avere un idea di cosa i nazisti pensassero dei cattolici, Löw riporta un rapporto delle SS in cui è scritto: «É indiscutibile che la Chiesa cattolica in Germania si oppone decisamente alla politica governativa di opposizione al potere ebraico. Di conseguenza svolge un lavoro di appoggio ai giudei, li aiuta a fuggire, adopera ogni mezzo per sostenerli nella vita quotidiana, e facilita il soggiorno illegittimo nell¹impero nel Reich. Le persone incaricate di questo compito godono il pieno sostegno dell'episcopato e non esitano a sottrarre ai tedeschi e addirittura ai bambini tedeschi lo scarso vitto per darlo agli ebrei».
Löw conclude il libro raccontando di un dialogo con sua sorella, da cui emerse una storia confermata da diversi testimoni, secondo cui un amico di famiglia che suo padre portava sempre a casa, era in realtà un ebreo che fu nascosto e protetto dai suoi genitori. Questo a conferma di quanto fosse vasta e diffusa l'alleanza tra cattolici ed ebrei che cercarono di proteggersi dalla furia del nazismo.

 
Avvenire 22/12/02

 

 

pio xii

Natale 1942: un radiomessaggio contro la guerra e la persecuzione degli ebrei che fece infuriare Hitler

Il richiamo alle parole pronunciate da Pio XII sulla «spaventosa catastrofe» della guerra nel radiomessaggio del Natale 1942 al centro del discorso di Natale alla Curia romana durante il quale ieri il Pontefice ha riletto gli eventi che hanno scandito l'anno che si chiude

 
 

 

Natale 1942. Come tradizione, le antenne del Vaticano proiettano nell'etere il messaggio del Papa. Parole di circostanza? No. Siamo nel pieno della Seconda guerra mondiale. Il radiomessaggio di Pio XII è lungo e articolato. Ma inequivocabile. Non nomina il peccatore. Ma è chiarissimo nella denuncia del peccato. Tanto da mandare su tutte le furie Adolf Hitler. Il radiomessaggio del 1942 ebbe risonanza mondiale. Ma la stampa tedesca non ne pubblicò una riga. E il regime nazista minacciò di morte per "attentato alla sicurezza dello Stato" chi fosse stato trovato in possesso del testo. «Vogliono forse i popoli assistere inerti a così disastroso progresso? - chiese Pio XII -. O non debbono piuttosto riunirsi i cuori di tutti i magnanimi e gli onesti nel voto solenne di non darsi riposo, finché in tutti i popoli e le nazioni della terra divenga legione la schiera di coloro che anelano al servizio della persona, e della sua comunanza nobilitata in Dio?». Il radiomessaggio proseguiva con una traspare nte allusione alla tragica sorte degli ebrei: «Questo voto l'umanità lo deve alle centinaia di migliaia di persone le quali, senza nessuna colpa propria, talora solo per motivo di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento».

 
Avvenire 19/11/02

p. 26

 

 

Io, ebreo per Pio XII

Altro che «il Papa di Hitler» o dei «silenzi» sui lager: «Qualsiasi lettura onesta e completa delle fonti dimostra che il Pontefice fu un tenace critico del nazismo» Così uno storico di fede giudaica difende Pacelli «Stranamente tutti coloro che calunniano sono ex preti o cristiani usciti dalla Chiesa Ma nuovi documenti provano che il Führer diffidava della Santa Sede proprio perché nascondeva i rabbini» «Quasi nessuno dei libri anti Roma riguarda l'Olocausto, il vero tema è un dibattito interno al cattolicesimo L'opera papale non merita biasimo ma ringraziamenti»

Di David G. Dalin

 
 

Negli ultimi 18 mesi sono apparsi 9 libri che riguardano Pio XII. Poiché 4 di questi libri sono in difesa del Papa e due si occupano di Pio XII solo all'interno di un ampio attacco contro il cattolicesimo, l'insieme può sembrare equilibrato. In realtà, leggendoli tutti si deve concludere che i difensori di Pio XII portano le argomentazioni più valide.
Ciò nonostante, sono i libri che calunniano il Papa ad aver ricevuto la maggior attenzione, particolarmente Il Papa di Hitler, un libro ampiamente recensito e lanciato sul mercato con l'annuncio che Pio XII è stato «il più pericoloso uomo di Chiesa della storia moderna», senza il quale «Hitler non sarebbe mai stato (...) capace di andare avanti». Il «silenzio» del Papa sta diventando una certezza sempre più fermamente radicata nei media americani: «L'innalzamento, da parte di Pio XII, degli interessi propri del cattolicesimo al di sopra della coscienza cattolica è stato il punto più basso nella storia del cattolicesimo moderno», ha osservato in modo quasi incidentale il New York Times, recensendo Constantine's Sword di James Carroll.
Curiosamente, quasi tutti coloro che oggi si collocano su questa linea - dagli ex seminaristi John Cornwell e Garry Wills, all'ex prete James Carroll - sono cattolici o usciti dalla Chiesa o critici nei suoi confronti. Per i leader ebrei di una generazione precedente la campagna contro Pio XII sarebbe stata causa di forte sorpresa. Durante e dopo la guerra molti ebrei famosi - Albert Einstein, Golda Meir, Moshe Sharett, il rabbino Isaac Herzog e innumerevoli altri - espressero pubblicamente la loro gratitudine a Pio XII. Nel suo libro del 1967 Three Popes and the Jews, il diplomatico Pinchas Lapide, che fu console israeliano a Milano e intervistò italiani sopravvissuti all'Olocausto, dichiarò che Pio XII «fu di valido aiuto nel salvare almeno 700.000, ma probabilmente non meno di 860.000 ebrei da morte certa per mano nazista».
Ciò non significa dire che Eugenio Pacelli - il potente uomo di Chiesa che operò come nunzio in Baviera e Germania dal 1917 al 1929, in seguito come segretario di Stato presso il Vaticano dal 1930 al 1939, prima di diventare Papa Pio XII sei mesi prima che iniziasse la seconda guerra mondiale - fosse amico degli ebrei così come lo è stato Giovanni Paolo II. Né significa dire che Pio XII ebbe in definitiva successo come difensore degli ebrei. Malgrado i suoi disperati sforzi per mantenere la pace, la guerra iniziò e, nonostante le sue proteste contro le atrocità tedesche, si realizzò la carneficina dell'Olocausto. Anche se con il vantaggio di chi giudica a cose avvenute, uno studio attento rivela che la Chiesa cattolica sciupò delle occasioni per influenzare gli eventi, sbagliò nel dare pieno credito alle intenzioni naziste e fu contaminata in alcuni suoi membri da un superficiale antisemitismo che avrebbe portato a tollerare - e, in alcuni casi raccapriccianti, a sostenere - l'ideologia nazista.
Ma rendere Pio XII un bersaglio per il nostro sdegno morale contro il nazismo ed annoverare il cattolicesimo tra le istituzioni delegittimate dall'orrore dell'Olocausto significa venir meno al compito di comprendere la storia. Quasi nessuno degli ultimi libri su Pio XII e l'Olocausto riguarda realmente Pio XII e l'Olocausto. Il vero tema risulta essere una discussione interna al cattolicesimo circa il senso della Chiesa oggi, dove l'Olocausto diviene semplicemente il bastone più grosso di cui i cattolici progressisti possono disporre per usarlo come arma contro i tradizionalisti.
Un dibattito teologico circa il futuro del Papato è ovviamente qualcosa in cui i non cattolici non dovrebbero coinvolgersi troppo profondamente. Ma gli ebrei, quali che siano i loro sentimenti riguardo la Chiesa cattolica, hanno il dovere morale di rifiutare ogni tentativo di strumentalizzare l'Olocausto e di utilizzarlo in modo fazioso all'interno di tale dibattito. E ciò particolarmente quando tale tentativo denigra le testimonianze dei sopravvissuti all'Olocausto ed estende alle persone sbagliate quella condanna che spetta a Hitler ed ai nazisti.
In risposta ai nuovi attacchi a Pio XII, vari studiosi ebrei si sono espressi chiaramente nel corso dell'ultimo anno. Sir Martin Gilbert ha dichiarato a un intervistatore che Pio XII merita ringraziamenti e non biasimo. Michael Tagliacozzo, la massima autorità nella comunità ebraica romana durante l'Olocausto, ha aggiunto: «Sulla mia scrivania in Israele ho una cartella dal titolo Calunnie contro Pio XII (...). Senza di lui molti dei nostri non sarebbero vivi». Richard Breitman (il solo storico autorizzato a studiare gli archivi dello spionaggio americano durante la seconda guerra mondiale) ha osservato che documenti segreti provano in che misura «Hitler diffidasse della Santa Sede perché nascondeva gli ebrei».
Ciò nonostante, il libro di Lapide del 1967 rimase il più autorevole studio di un ebreo sull'argomento e, nei 34 anni trascorsi dalla sua stesura, molto materiale si è reso disponibile negli archivi vaticani ed altrove. Nuovi centri di storia orale hanno raccolto un'impressionante mole di interviste a sopravvissuti dell'Olocausto, cappellani militari e civili cattolici. Dati i recenti attacchi è giunto il momento per una nuova difesa di Pio XII poiché, malgrado le affermazioni contrarie, le migliori prove storiche confermano sia che Pio XII non rimase in silenzio sia che quasi nessuno in quegli anni pensò ciò di lui.
Nel gennaio 1940, per esempio, il Papa diede istruzione alla Radio Vaticana di rivelare «le spaventose crudeltà proprie di una barbara tirannide» che i nazisti stavano infliggendo agli ebrei e ai cattolici polacchi. Riferendo della trasmissione la settimana successiva, il Jewish Advocate di Boston la elogiò perché era «un'esplicita denuncia delle atrocità tedesche nella Polonia nazista, viste come un affronto alla coscienza morale dell'umanità». Il New York Times affermò nel suo editoriale: «Ora il Vaticano ha parlato, con un'autorità che non può essere messa in questione, e ha confermato i peggiori indizi di terrore che sono emersi dalle tenebre polacche». In Inghilterra, il Manchester Guardian proclamò la Radio Vaticana «il più energico difensore della torturata Polonia». Qualsiasi lettura onesta e completa delle fonti dimostra che Pio XII fu un tenace critico del nazismo.
Un'accurata indagine su Pio XII giungerebbe, credo, a conclusioni esattamente opposte a quelle di Cornwell: Pio XII non fu il Papa di Hitler, ma il Papa che sostenne gli ebrei più da vicino e nel momento in cui ciò era veramente importante.

   
Avvenire 30/10/02

p. 25

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appuntamenti

Pacelli, si aprono gli archivi

Il Vaticano pubblicherà dal 2003 i documenti relativi al periodo della nunziatura a Berlino Ieri l'annuncio del cardinale Mejía. Saranno anche rese note le lettere inviate a Pio XII fra il 1940 e il '46 dai prigionieri di guerra

Da Roma Mimmo Muolo

 
 
 

Il conto alla rovescia, fra gli studiosi, è già cominciato. E quando fra tre anni avrà termine è molto probabile che certi stereotipi della storiografia contemporanea debbano essere rivisti. Ieri, infatti, il bibliotecario vaticano, cardinale Jorge María Mejía, ha annunciato l'intenzione della Santa Sede ha deciso di pubblicare, nel corso del 2003, tutti i documenti d'archivio relativi all'attività della nunziatura a Berlino, quando era Papa Pio XI, e cioè dal 1922 al 1939. A partire dal 2005, saranno poi resi noti tutti i documenti del pontificato di Pio XI. Nel frattempo, però, (e questo già dall'anno prossimo) verranno pubblicati 6 Cd-rom contenenti tutto l'archivio - circa tre milioni e mezzo di schede - relativi ai fascicoli dei "prigionieri di guerra" per gli anni 1940-46. Le due notizie sono di grande interesse non solo per gli storici, ma anche per un pubblico più vasto, specie in un periodo in cui, a più riprese si parla (e spesso senza adeguata cognizione di causa) dei presunti silenzi di Pio XII di fronte al nazismo. Nel giro di pochi anni, dunque, la verità potrebbe emergere per intero, proprio dai documenti che sarà possibile consultare. In particolare, nel 2003 saranno resi pubblici gli atti degli anni in cui monsignor Eugenio Pacelli, il futuro Pio XII, fu nunzio in Germania durante il pontificato di Pio XI. Sempre a partire dal prossimo anno si potranno consultare le carte dei prigionieri di guerra dell'ultimo conflitto mondiale. Si tratta in parte di lettere di familiari di detenuti di guerra nei vari paesi europei che chiesero aiuto alla Santa Sede per avere notizie sui propri congiunti, e di dati sui prigionieri e sui dispersi. È evidente, dunque, che molte notizie potranno smentire l'immagine negativa costruita da certa pubblicistica. E potrebbero invece essere confermate le indicazioni dei doc umenti finora pubblicati, secondo cui sia Papa Ratti, sia Papa Pacelli si dettero tanto da fare, personalmente e attraverso i loro collaboratori, per aiutare chi si trovava in difficoltà, a partire proprio dagli ebrei.
Il cardinale Mejía ha annunciato le due novità durante la conferenza stampa in cui è stato presentato il nuovo sito internet della Biblioteca apostolica vaticana, realizzato in collaborazione con la Hewlett-Packard, ulteriore passo di una trasparenza che presto sarà sempre più estesa. Ha inoltre riferito che Giovanni Paolo II ha deciso la pubblicazione di tutti gli atti relativi al pontificato di Benedetto XV, e cioè fino al 1922. E questo la dice lunga sulla importanza delle decisioni adottate. Per gli archivi ecclesiastici, infatti, di solito si applica la regola dei 70 anni. Trascorso questo lasso di tempo i documenti possono essere consultati, previo assenso dell'autorità ecclesiastica (e ciò per prot eggere il diritto alla riservatezza delle persone di cui si parla nelle carte). In Vaticano, inoltre, la pubblicazione segue solitamente il criterio dei pontificati piuttosto che degli anni o dei decenni. Rendere pubblici sia gli atti della nunziatura a Berlino dal '22 al '39, sia quelli sui prigionieri di guerra dal '40 al '46 costituisce quindi uno strappo a queste regole. E la motivazione va ricercata forse nell'intenzione di fornire agli storici tutti quegli elementi che potrebbero aiutarli a far luce sulla figura di un Pontefice che governò la barca di Pietro in anni difficilissimi e sulla cui opera si sono addensate ingiustamente delle ombre. Il bibliotecario vaticano ha anche precisato che dietro alla pubblicazione degli atti «c'è uno sforzo immenso di tempo e di persone per controllare protocolli e indici e rendere tutto consultabile». La biblioteca del Congresso americano, ha sottolineato, ha 4200 addet ti, quella vaticana quasi 90 e l'archivio 50. E da ieri, dunque, i loro servizi non sono più indirizzati solamente ai visitatori in carne e ossa, ma anche a quelli virtuali. I quali potranno accedere alla Biblioteca, tramite il sito www.vatican.va.
 

 

   
Avvenire 20/10/02

 

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LA STORIA IN QUESTIONE
E il Führer disse: Pio XII è sovversivo

Il radiomessaggio del Natale 1942 fu visto come un pericolo da parte di Hitler: un'analisi dello storico gesuita Giovanni Sale

Di Gianni Santamaria

 
 

 

 

Nel Natale di 60 anni fa Hitler tremò per quello che Papa Pio XII avrebbe detto nel messaggio radiofonico per la festa. Lo testimonia il fatto che «per evitare spiacevoli sorprese al suo Governo (o su richiesta dei suoi stessi superiori)», l'ambasciatore tedesco in Vaticano Diego von Berger mandò, alcuni giorni prima, un funzionario a chiedere alla Segreteria di Stato il testo sia di quel discorso, sia dell'altro che il Pontefice avrebbe rivolto alla Curia romana. Aveva, infatti, sentore che «pur conservando il tradizionale atteggiamento di imparzialità e senza nominare persone o situazioni particolari», Pacelli avrebbe «pronunciato parole severe nei confronti del "nuovo ordine europeo" instaurato dal nazismo».

Questo fatto, che emerge da fonti inedite, viene reso noto dallo storico gesuita padre Giovanni Sale in un articolo che appare sul numero in uscita de «La Civiltà Cattolica». In esso si fa luce su alcuni aspetti di quel famoso pronunciamento, che a tutt'oggi alcuni storici - come Michael Marrus, membro di parte ebraica della disciolta commissione di studi sul pontificato pacelliano durante la Seconda Guerra mondiale - continuano a definire «uno dei maggiori punti oscuri» nell'operato del Papa.

Sale ricostruisce minuziosamente come, in realtà, a Berlino il messaggio fosse accolto con «aperta ostilità» dalle forze dell'Asse: considerato «sovversivo» e «contrario agli interessi della Germania», ne venne proibita la diffusione. E come esso scontentò pure gli Alleati, che ostentarono «freddezza»: Sale, infatti, dà conto delle pressioni concertate che nei mesi precedenti le diplomazie del mondo libero esercitarono sulla sede petrina, perché intervenisse contro Hitler citandolo direttamente. Infine, lo storico, a partire da dichiarazioni di più parti attestate da documenti, esprime delle considerazioni sul fatto che Pio XII «soggettivamente» sentiva di aver espresso chiaramente, nelle circostanze date, la propria condanna.

In effetti, pur se non nominato, il Führer considerò quel discorso un «attacco frontale» e le autorità tedesche reagirono con irritazione. Segno che il Papa aveva «fatto centro». Naturalmente, mentre nella stampa occidentale esso fu ricevuto con apprezzamento, quella tedesca non ne pubblicò una riga. Anzi, chi lo diffondeva era passibile di morte per attentato alla sicurezza dello Stato.

Sale cita a riprova alcuni dispacci del nunzio a Berlino, Cesare Orsenigo, e la vicenda di un radiotelegrafista protestante che aveva rischiato la pelle per il fatto di possederne una copia. Dal canto loro gli Alleati erano a loro volta scontenti, poiché Pacelli aveva citato il peccato, non il peccatore, che era però chiaramente individuabile. Inglesi e americani (e pure il Vaticano) erano informati dello sterminio perpetrato contro gli ebrei. Anzi, pur essendo le notizie frammentarie e incomplete, soprattutto per l'entità, per il gesuita «fu la conoscenza di queste allarmanti e tragiche notizie, più che la pressione degli alleati», che spinse il Papa a denunciare «il massacro di tanti innocenti soltanto per motivi di nazionalità e di stirpe».

Per molti storici, con un giudizio a posteriori, furono parole tiepide, non "profetiche". Altri si spingono a parlare di deliberato e complice silenzio. Sale risponde alle accuse invocando sul piano fattuale le «reali difficoltà del momento storico». E sul piano della personalità di Pacelli ribadisce che egli pensava di aver agito in modo da dire "i fatti" (e li avrebbe, poi, ripetuti in giugno parlando ai cardinali) senza esporre cristiani ed ebrei a ulteriori rappresaglie. E se il suo carisma non fu "profetico" (ma la Chiesa è fatta di uomini, ricorda Sale), egli dimostrò di aver agito con discernimento sapienziale nei tempi duri che gli toccò vivere.


Immagini sulla pagina:


Adolph Hitler in un'adunata nazista davanti al Reichstag nel 1935. Sotto un'altra immagine di Hitler.

Papa Pacelli durante il radiomessaggio natalizio del dicembre 1942.

   
Avvenire 18/10/02

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«Anche il Vaticano fu bombardato» Difesa laica di Pio XII

Gianni Santamaria

 
 

Con i «preconcetti» non si fa storia, «ma solo pamphlettistica». Una dura bacchettata a chi ha preso di mira Pio XII (nella foto), imputandogli un silenzio complice davanti alla Shoah, viene dallo studioso di Firenze Sergio Bertelli nell'articolo «Bombe sul Vaticano. Pio XII, il "silenzio" sugli ebrei e la salvezza di Roma» sul numero ora in edicola di «Nuova storia contemporanea». Difesa che viene da uno storico laico e che si appella al metodo. Cosa non va negli scritti apparsi in questi ultimi anni? L'autore non si sofferma sul libro di Daniel Goldhagen, di prossima uscita in Italia, per poi liquidare «Il Papa di Hitler» di John Cornwell (ha «gabellato» per inediti - scrive - documenti già noti e studiati) e il volume di David Kertzer «I Papi contro gli ebrei». In queste ricostruzioni ci sarebbe una «foga accusatoria» che fa velo alla comprensione del «contesto nel quale la Chiesa e il Papa ebbero a muoversi». Non a caso, nota Bertelli, le critiche vengono dal mondo ebraico e protestante che ha «scarsa dimistichezza con le stanze ovattate dei Palazzi apostolici». Nessuna accusa di malafede, ma è questo il tratto che li accomuna al libro su cui si concentra la critica di Bertelli: quello di Susan Zuccotti «Il Vaticano e l'Olocausto in Italia». La studiosa americana vorrebbe un testo firmato dal Papa per mobilitare il clero contro le persecuzioni. «Santa ingenuità di uno storico amateur», commenta Bertelli. Il quale ricorda che non spettava alla Chiesa contestare regimi voluti dal popolo e pronti a far carta straccia di qualsiasi accordo. Lo storico ricorda la posizione politico-militare "debole" del Vaticano e un episodio - che dà il titolo all'intervento - che «l'autrice (ma non è la sola) ignora»: l'attacco, il 6 novembre 1943, di un aereo privo d'insegne alle stazioni ferroviaria e radio d'Oltretevere. Insomma, preoccupazione del Papa era salvare la città. Un'accusa frontale al nazifascismo avrebbe sortito effetto?