© Discussione per la traduzione

Traduzione dal greco in sardo campidanese, variante del Sarcidano isilese, di Antioco e Paolo Ghiani.
Traduzione dal greco in sardo logudorese di Socrate Seu.
Consulenza esegetica di Antonio Pinna

Osservazioni, note e discussione per la traduzione del testo:

Mt 10,34-42

 

 

Mt 10,34 no pentzeis: cf 5,17 dove si è passati da "no si cretais" a  "no si pentzeis"

Mt 10,34 getai : traduzione etimologica, ma naturale in sardo? È vero che usando "ponni paxi" dopo si avrebbe "ponni ispada", se si vuole mantenere il parallelismo simmetrico dei vv. 34-36. Altra possibilità "betiri". Gli articoli si possono aggiungere in base alla naturalezza.

Inoltre, la naturalezza riguarda anche l'abbinamento del verbo "getai" e il complemento ditermine "a sa terra" per "epi tes ghes", "in sa terra".

Mt 10,35 dividìri : un verbo come questo fa vedere la relazione di questo versetto con la "spada" del versetto precedente: la spada porta divisione tra... 

In tutto questo passo Cei 97 mi sembra aver peggiorato le cose, andando verso una traduzione formale più spinta e facendo scelte testuali a prescindere dal senso e dal parallelismo (separare l'uomo [cei 71 il figlio] da suo padre e la figlia da sua madre).

In più introduce tutte le congiunzioni "e... e... e..." omesse in cei 71.

Mt 10,37 a su babbu :  però nella seconda metà del versetto non si introducono gli articoli e i pronomi; cei 97 omette sia articoli sia pronomi.

Mt 10,37 dinniu : come nella sezione precedente dell'accoglienza, si tratta di un aggettivo che prende molto dal contesto. Qui significa "non si mostra in grado di essere mio discepolo". Pur tenendo presenti la specificità della frase in rapporto a Gesù Cristo, si potrebbe riflettere su come si esprimono i rapporti in sardo tra persone. "Non cuncordat cun mimi" è troppo poco per esprimere il discepolato; "no est adatau" (ma in sardo mi pare che si usa meglio l'attivo "non s'adattat) lascia troppo spazio a una specie di destino previo. 

 

Mt 10,37 istimat : per maggiore chiarezza, qui io mi allontanerei da una omogeneità ditraduzione del verbo phileô, per indicare che non si tratta tanto di sentimenti, quanto si si tratta di lealtà, fedeltà, obbedienza, di "ponni menti", più ai genitori che al maestro.

Mt 10,39 at agatau: Forse "chi at ari agatau", come dopo "chi at ari ispèrdiu"? Il part. è in greco al presente nel primo caso, e all'aoristo nel secondo. Introdurre un trapassato prossimo mi sembra inutile complicazione, sia in sardo sia in italiano. D'altra parte, una traduzione letterale mancherebbe molto di chiarezza: cosa vorrebbe dire che "chi trova la sua vita, la perde"? Forse, un modo meno invasivo diintervenire sarebbe quello di riprendere la frase iniziale "chi si pentzat de agatai"

Cei 97 "Chi vuol tenere per sé la propria vita...".

Mt 10,42 pitius: o "piticus" ? Meglio "prus piticus". In ogni caso non è chiaro chi sono. Perché non chiarire che si tratti dei discepoli cristiani? Si può usare il parallelismo precedente: "fintzas e feti una tassa de acua frisca a unu de is prus piticus de is iscientis mius, a nomini ca est iscienti miu,...".