© Vangelo di Luca 2001. Traduzione in sardo campidanese, variante del Sarcidano isilese, 
di Antioco e Paolo Ghiani. Consulenza esegetica di Antonio Pinna.
Proposta di traduzione di Paolo Ghiani con osservazioni di Antonio Pinna e di Antioco Ghiani.

Lc 17,11-19

 

11 E est sussediu andendi andendi a Gerusalemi ca issu at atruessau in mesu Samaria e Galilea.
12 E intrat a una bidda e dd'ant obiau dexi lebrosus, custus fiant abarraus
aillargu
13 e iant artzau boxi, narendi: «Gesus, su maistu, tenindi piedadi de nosu».
14 E issu ddus at bius e ddis at nau: «Baxi e presentaisì a is predis de su
tempru». 

 

11 E sighendi a andai a Gerusalemi, est sussediu ca fiat passendi in mesu de Samaria e Galilea,
12 e fiat po intrai in d'una bidda, candu dd'obiant dexi lebbrosus e  si frimant aillargu". 
13 Insaras, custus si ponint a tzerriai e ddi nant: «Gesus, su maistu, tenindi piedadi de nosu».
14 E issu candu ddus at bius ddis at nau: «Baxi e presentaisì a is predis de su tempru». 

 

E est sussediu candu fiant andendisindi ca fiant istetius limpiaus
(purificaus).
15 Unu de issus candu s'et biu sanu, fut torrau agoa donendi gloria a Deus a boxi manna (arta)
16 e si nc'est getau a faci in terra ananti de is peis suus torrendiddi
gratzias. E custu fiat samaritesu.
17 Ma Gesus at arrespustu e at nau: «Non si funt sanaus in dexi (non funt
istetius purificaus)? Tandus is atrus nòi innui funt?
18 Non s'at agatau atiri chi siat torrau a donai gloria a Deus foras che icustu strangiu?».
19 E dd'at nau: «Pesatìndi, bai, sa fidi tua t'at salvau».

 

E su chi est sussèdiu est ca, in s'interis chi fiant andendi, funt istetius sanaus.
15 Unu de issus candu s'est biu sanu, fut torrau agoa donendi gloria a Deus a boxi manna
16 e si nc'est getau a faci in terra ananti de is peis suus torrendiddi gratzias. E custu fiat de Samaria.
17 Ma Gesus at arrespustu e at nau: «Non funt istetius sanaus in dexi? Tandus is atrus nòi innui funt?
18 Non s'at agatau àtiri chi siat torrau a donai gloria a Deus foras che icustu strangiu?».
19 E dd'at nau: «Pesatìndi, bai, sa fidi tua t'at salvau».

 

 

 

 

 

 

 

 

Note 

Lc 17,11 at atruessau in mesu Samaria e Galilea :

1)  geograficamente, non si può parlare di "attraversare Samaria e Galilea" andando verso Gerusalemme: Samaria è a Sud, Galilea è a Nord. Inoltre Gesù sta camminando da un po' di tempo e sembra essere ancora al punto di partenza. In realtà, dierchomai significa qui più "camminare lungo, per" piuttosto che attraversare: "Gesù camminava lungo il territorio che sta in mezzo - il confine - tra Samaria e Galilea", o in breve "camminava tra la Samaria e la Galilea".

2) si tratta di un imperfetto di azione (situazione) continuata: "attraversava, camminava lungo i confini", e simili.

3) Luca non è interessato alla precisa localizzazione geografica, ma si sta semplicemente preparando il terreno al gruppo misto di giudei e samaritani che tra poco apparirà all'orizzonte.

Lc 17,12 E intrat a una bidda : si tratta di un participio che fa parte ancora della "situazione iniziale", della scena-sfondo su cui si innesta l'azione dei lebbrosi.

Lc 17,12 lebbrosus : sfumature lucane? In 5,18 Lc ha detto "un uomo che era paralitico" e in 8,27 "un uomo ... che aveva un demonio". Qui dice leproi andres "uomini (che erano) lebbrosi".

Lc 17,13 custus fiant abarraus : anche se la distanza contestualizza la frase "alzarono la voce", la scena sembra svilupparsi come segue: i lebbrosi (lo vedono e) gli vanno incontro ma si fermano a distanza (in questo momento Gesù non li ha ancora visti). Essi gridano e allora Gesù, vedendoli, ...  

In conclusione: Tutta la frase come tale suona un po` dura. Andrebbe forse meglio con: "E sighendi a andai a Gerusalemi, est sussediu ca fiat passendi in mesu de Samaria e Galilea e fiat po intrai in d'una bidda, candu dd'obiant dexi lebbrosus e  si frimant a illargu". 

Per "obiant": l'aoristo in questo caso segna l'introduzione "puntuale" del fatto nuovo nella situazione descritta più che il tempo "passato" remoto. 
Per "si frimant": il sardo passerebbe in ogni caso mi pare spontaneamente al presente storico, anche se prima si fosse usato il passato per "dd'ant obiau".

Lc 17,13 e iant artziau: al solito, io sarei per l'uso di questo tempo narrativo, ma se si vuol essere coerenti con la scelta fatta per Lc, non dovrebbe essere "ant arziau" ? A meno che non si voglia continuare con il presente storico oppure con un gerundio: "artziendi". 

Però, "artziai boxi" mi pare possa avere connotazioni estranee al contesto, essendo usato forse sovente in modo negativo "non artzisti boxis, ca non seus mancu ..."

Lc 17,14 predis : per la solita considerazione di distinguere  questo termine dal nostro troppo culturalmente vicino alla figura di "parroco", conviene certo specificare "de su tempru". In attesa di altre soluzioni. Quindi lasciar perdere ormai le parentesi: è un problema conosciuto e in parte deciso.

Lc 17,14 limpiaus : antico problema. In attesa di soluzioni migliori e più connotate "socialmente", meglio dire semplicemente "sanaus" o un altro termine se si vuol distinguere dal verbo seguente al v. 15

Lc 17,14 ddus at bius : non vorrei che quanto detto a proposito di "apustis" portasse a un altro automatismo opposto: quello di rendere i participi sempre con un tempo finito. Quando il participio serve per "circostanziare" una azione successiva e in qualche modo per "spiegare" la successione degli avvenimenti, si perderebbe qualcosa se lo si trasforma semplicemente in un verbo all'interno di una sequenza indifferenziata. 

Qui sono le urla che attirano l'attenzione di Gesù.

Lc 17,14 E est sussediu candu : La frase come è (candu fiant... ca fiant...)  non è chiara e non suona bene. 

Qui la funzione del semitismo lucano è quella di introdurre il climax della storia. Mi sembra quindi uno di quei casi in cui è meglio non tralasciarlo anche da parte di coloro che in genere lo tralasciano in inizio di frase. 

Però, mi sembra più naturale dire in sardo: "E est sussediu ca fiant andendisindi candu...", con il solito aoristo per indicare l'avvenimento improvviso.
Oppure, per rendere meglio la funzione di climax:  "E cussu chi est sussediu est ca... " o qualcosa di simile. 

Lc 17,14 andendisindi : meglio semplicemente "Nel mentre che stavano andando". Dire "se ne stavano andando" vuol dire che sono ancora lì, ciò che non permette la domanda di Gesù "dove sono?"

Inoltre, dire "andendisindi" forse avrebbe lo stesso effetto di dire : "nel mentre che stavano continuando ad andare". In questo caso, cioè,  si introdurrebbe un dubbio sulle intenzioni dei dieci, forse non giustificato dalla sequenza delle azioni nel testo: i dieci stanno davvero andando al tempio, come Gesù ha detto? Oppure semplicemente  "se ne stanno andando"? Come se si fossero detti : tutto qui? non viene, non ci tocca come altre volte ha fatto con altri? pazienza, ce ne andiamo per la nostra strada (sempre tutto a distanza, come anche Gesù è rimasto a distanza...).

Lc 17,16 samaritesu: d'accordo per il ragionamento da "campidanesu" "logudoresu". Tuttavia, allora, perché la "t" se si forma da "Samaria"? Aggirare dicendo "de Samaria"?