per 4 novembre 2001
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1 E fut intrau a Gericu e megàt de dd'atruessai |
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7 Candu iant biu sa cosa totus si
fiant postus a murrungiai e narànt.: "Propiu anca est unu pecadori
est intrau po allogiai!". |
Lc 19,01 ddui passàt in mesu : naturale? Gesù "stava attraversando", con l'intenzione di non fermarsi. Si potrebbe anche dire solo "per attraversarla", così apparirebbe il cambiamento di programma da parte di Gesù.
nAGh: s’idea est crara ma sa frasi chi ndi podit
bessiri no est chi m’acuntentit meda: “po dd’atruessai” “megàt de
dd’atruessai”
Lc 19,02 E mira : questa traduzione letterale mi piace sempre meno. Qui si tratta di introdurre un fatto improvviso, che in realtà cambierà anche il progetto: dall'attraversare semplicemente la città al fermarsi per pranzare e passare la notte. In italiano sarebbe "Quand'ecco".
nAGh: iat a podiri essi “totu in d’una”
Lc 19,02 e custu : altre volte abbiamo evitato di appesantire una simile costruzione in cui autos in greco non ha particolare valore enfatico, ma sta semplicemente per un pronome personale. Se una certa sottolineatura è contenuta, sta tutta nel fatto stesso delle aggiunte esplicative. Forse basterebbe anche solo dire : "chi fiat su primu de is datzieris e arriccu". Volendo essere più letterali "chi fiat puru ...".
Lc 19,03 cicàt : qui l'imperfetto è più di conato che di durata. Trattandosi degli antefatti, si potrebbe dire anche "iat cicau"? opp. "fiat cichendi".
Lc 19,04 E po ddu biri: qui il kai si potrebbe anche tradurre con un aici, che in sardo, in questo caso, collega più che non il semplice e.
nAGh: mi parit perou ca candu naraus “aici”
in sardu puru, ddi poneus ananti sa “e”: ”E aici”
nAGh: Lc 19,04 sicomorea: in Lc 17,06 nci dd’iaus acabbada a ponni “muragessa”. Fintzas e chi in gregu is dus fueddus funt diferentis, is vocabolarius donant sempri “sicomoro” cumenti de traduztioni; in latinu ponint una borta “arbori moro” e s’atra “sycomorum” e in italianu una borta “gelso” e s’atra “sicomoro”? M’iat propriu a praxi a isciri a innui nci fiat artziau Zacheu!
rAP :in realtà, qui il nome dell'albero non è importante per
il senso. Forse si potrebbe usare "muragessa", trattandosi di un
albero conosciuto in loco. Ma anche questa osservazione, in tempi di civiltà
industriale, può lasciare il tempo che trova. Altrimenti, tra non molto,
non si potrebbe usare nemmeno il termine "pecora".
Lc 19,05 a su logu : l'articolo sta qui per un determinativo: a cussu logu.
Lc 19,05 depu abarrai (mi bollu stentai) : il verbo meinai è un verbo che può anche avere diverse risonanze: è lo stesso verbo usato per i discepoli del Battista che seguono e restano con Gesu, ed è il verbo che richiama il fermarsi e il riposarsi del sabato. Da questo punto di vista "stentai" mi sembra troppo colloquiale, "abarrai" potrebbe anche andar bene, per indicare anche il pernottamento.
Lc 19,06 de pressi ndi fut abasciau : più naturale invertendo l'ordine: e ndi fut abasciau de pressi... ?
Lc 19,07 murrungiànt, narendi : naturale? Io direi : si fiant postus a murrungiai e narànt.
Lc 19,08 abarrendi strantaxu: come per il fariseo della parabola precedente, non si tratta di "abarrai strantaxiu" ma di "farsi avanti" e "atteggiarsi" in modo tale da attirare l'attenzione del pubblico presente.
nAGh: in is dus contus su verbu est uguali “stazeìs”. sa proposta po Lc 18,11 fiat “ponendisì ananti strantaxu”, ma sigomenti ca in Vita Nostra no est ancora bessiu no isciu chi siat passada po bona. Innoi podit essi su propriu ?
Lc 19,08 Mira, ... Sinniori : naturale un tale ritardo del vocativo in sardo? Se si pensa che l'anticipo dell'oggettp "metà dei miei beni" sia enfatico, una tale enfasi sarebbe meglio resa in sardo dicendo: "Sinniori, mira, sa metadi de... dda dongiu ...".
Lc 19,09 saludi : d'accordo. "Saludi" rende meglio l'idea che il termine teologico di "salvezza" (... dell'anima) è da capire a partire dalla "salute" (... del corpo). Il successivo "salvai" (stessa radice di "saludi" in greco) torna al concetto teologico. La traduzione potrebbe essere anche qui "sanai", solo che allora dopo il termine "isperdiri" non mi sembrerebbe più adatto, anche perché con "isperdiri" abbiamo tradotto il verbo che riguarda, mi pare, il figlio prodigo e l'amministratore infedele. Per la precisione: isperditziàu, in Lc 15,13 e isperdìat in 16,3). mentre lo stesso verbo usato qui Zaccheo l'abbiamo tradotto perdiu in 15,32.