©Vita Nostra 2000, anno 40, n. 41, domenica 19 novembre 2000, p. 5
(Traduzione
di Antioco e Paolo Ghiani)
Nellanno
liturgico che sta per cominciare, le letture evangeliche saranno in genere tolte
dal vangelo di Luca. Di tanto in tanto, in queste letture domenicali,
oltre ai commenti evangelici di tipo omiletico, offriremo anche qualche sussidio
per favorire una visione dinsieme del vangelo e uninformazione più
ragionata dei problemi storici e di interpretazione che riguardano lopera
lucana (Vangelo e Atti degli Apostoli).
I manoscritti. Il terzo vangelo, come tutti gli altri, è anonimo, non
indica né chi lo scrive, né dove né quando. Unantica tradizione che può
essere fatta risalire al secondo secolo afferma che Luca, medico e compagno di
Paolo, scrisse sia il terzo vangelo sia il libro degli Atti degli Apostoli.
Il
più antico manoscritto del vangelo, denominato in sigla P75, è datato tra il
175 e il 225 d.C. e contiene parti estese del vangelo. Questo stesso manoscritto
è il primo in cui troviamo il titolo Vangelo secondo Luca. Non si sa con
precisione quando si cominciò a dare tali titoli ai vangeli. Sembra soltanto
possibile dire che i vangeli ricevettero questi titoli nel momento in cui
cominciarono a diffondersi tra le varie comunità cristiane e divenne necessario
denominarli e distinguerli luno dallaltro.
Il
Nuovo Testamento. Il Nuovo Testamento fornisce poche notizie su Luca. La Lettera
a Filemone (v. 24) elenca Luca tra i collaboratori di Paolo: Ti saluta Epafra, mio compagno di
prigionia per Cristo Gesù, con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei
collaboratori. La Lettera ai Colossesi (4,14), scritta forse nello
stesso periodo di tempo (estate del 53 durante la prigionia ad Efeso), nomina
Luca tra i compagni di Paolo e lo identifica come il caro medico: Vi
salutano Luca, il caro medico, e Dema. La Seconda Lettera a Timoteo (2Tm
4,11), parlando dellultima prigionia di Paolo, dice che Solo
Luca è con me.
I
cosiddetti passaggi noi degli Atti degli Apostoli (16,10/17;
20,5/15; 21,1/18; 27,1/28,16), cioè i passaggi dove lautore racconta
usando la prima persona plurale come se fosse protagonista diretto dei fatti,
hanno contribuito alla tradizione che fa di Luca un compagno di viaggio di
Paolo. Questi passaggi sono stati però interpretati in diversi modi, e questo
in vista di trovare una spiegazione al fatto che in vari punti ciò che dice
Luca di Paolo non concorda con ciò che Paolo dice di sé stesso. Così alcuni
studiosi prendono questi racconti come la testimonianza che Luca era davvero
insieme a Paolo, altri pensano che Luca abbia soltanto usato i diari di Paolo o
i diari di qualche altro suo compagno di viaggio, senza cambiare il soggetto che
racconta, per mantenersi coerente con il resto del suo libro; altri infine
pensano che Luca in questi punti abbia usato la prima persona uniformandosi a
certi usi letterari del tempo che, passando a raccontare i fatti in modo diretto
alla prima persona, rendevano più drammatico il resoconto di momenti ritenuti
importanti. Se fosse così, dicono questi studiosi, si spiegherebbe perché
Luca, non essendo stato in realtà compagno di Paolo, possa divergere da lui
sotto molti aspetti.
In
ogni caso, anche se noi prendiamo questi passaggi noi nel senso di una
diretta esperienza di Luca come compagno di Paolo, il Nuovo Testamento non ci
lascia intravedere se e come e quanto Luca sia stato influenzato dal pensiero di
Paolo. Dal momento che Luca è elencato fra coloro che mandano saluti (Col
4,14; Fm 24 citati prima), uno potrebbe presumere che Luca conobbe le lettere di
Paolo. Tuttavia, noi non abbiamo dati per dire che Luca poté davvero leggere le
lettere di Paolo, né sappiamo quanto tempo Luca stette con Paolo, o quanto Luca
fosse familiare con i modi di pensare e di predicare di Paolo. Di conseguenza,
noi dobbiamo leggere il vangelo di Luca per sé stesso, e non sullo sfondo della
teologia di Paolo.
I
Padri della Chiesa. I riferimenti più antichi a Luca come autore del terzo
vangelo negli scritti dei Padri della Chiesa appaiono negli antichi prologhi e
negli scritti di Ireneo e Tertulliano.
Ireneo
(circa 130-200), vescovo di Lione in Francia, scrisse attorno al 185 una lunga
opera in cinque volumi Contro le eresie. Circa la sua testimonianza, il
problema è di sapere quanto Ireneo conoscesse di Luca e della composizione del
suo vangelo in modo indipendente dalle notizie fornite dal Nuovo Testamento
stesso (e sopra citate). Ireneo dunque scrive: Anche Luca, il compagno di
Paolo, registrò in un libro il vangelo predicato da lui (3.1.1).
Parlando dei passaggi noi, Ireneo aggiunge che Luca era inseparabile
da Paolo e che egli portò avanti unopera da evangelista, e
godette della fiducia di tramandarci un vangelo (3.14.1). Così facendo,
Luca, che era non soltanto un seguace, ma anche un collaboratore degli
Apostoli, imparò dagli Apostoli ciò che essi avevano imparato dal
Signore e ci trasmise quanto egli aveva imparato da essi, come egli stesso
afferma nel prologo del suo vangelo (3.14.1-2). In definitiva, per quanto di
valore possa essere la testimonianza di Ireneo, essa non ci dice niente in più
di quanto è già affermato nei testi del Nuovo Testamento.