©Vita Nostra 2000, anno 40, n. 43, domenica 3 dicembre
2000, p. 6
Nel numero del 3 Dicembre non si pubblica nessuna
traduzione. Vengono pubblicati il commento alla III domenica di Avvento, un
articolo sul Ramadan, e un riquadro su Gesù nel Corano.
Tutti ormai sanno che si tratta del mese più importante
per i musulmani. Il fatto che quasi coincida questanno con il tempo di
Avvento dei cristiani suggerisce qualche considerazione che porti a una
conoscenza meno stereotipata della religione islamica.
Il mese di Ramadan sovente viene anche chiamato il mese del
digiuno (siyaam). Essendo proprio il digiuno tra le sue
caratteristiche più importanti ed appariscenti, esso è spesso oggetto di
informazione e commento sia nelle
scuole sia nei mezzi di comunicazione. È perciò già abbastanza conosciuto che
digiunare implica astenersi da ogni genere di cibo e bevanda (gli alcolici sono
sempre proibiti), dal fumo e dai rapporti matrimoniali, a cominciare da almeno
unora prima dellalba fino al tramonto, quando il digiuno viene interrotto con qualche dattero e
un po dacqua, si fa la preghiera prescritta per la sera, e poi si
partecipa a un pasto comune, con la famiglia o con amici. Ancora durante la
notte, il musulmano è incoraggiato a partecipare
al Suhur, una colazione leggera, prima dellalba, considerata
come una benedizione, dopo la quale molti continuano la veglia nella lettura e
nella recita del Corano. Prima dellalba, ci si deve lavare accuratamente
(lavarsi con cura è richiesto anche dopo i rapporti matrimoniali e prima del momento della preghiera).
Qui aggiungiamo che il significato del digiuno non è
anzitutto morale, ma teologico. Gente di fede, vi è stato imposto il
digiuno come è stato imposto a coloro che vi hanno preceduto, cosí che voi
impariate a dominarvi e a conoscere Dio... Dio auspica per voi felicità e non
tristezza: vuole che voi [malati e viaggiatori che non hanno potuto
rispettare il digiuno, ndr] completiate il numero dei giorni e che
proclamiate la grandezza di Dio che vi ha guidato. Lui vuole che ci sia
riconoscenza da parte vostra. Queste parole del Corano (Sura
2,183-185) chiedono il digiuno e ne danno il senso principale. Digiunare ha lo
scopo di rendere la persona più consapevole del Creatore, della sua esistenza,
della sua presenza. Il digiuno pone questa consapevolezza di fede nellintimo
del credente e guida la sua vita separandolo da ogni azione malvagia.
Naturalmente, dal momento che il digiuno è una prescrizione in vista di una
consapevolezza divina implica anche altre attività, come preghiere
volontarie oltre quelle ordinarie, una più estesa lettura del Corano e una
maggiore contemplazione e glorificazione di Dio. Con il digiuno, ogni musulmano
sa di essere chiamato ad essere specchio di Dio che è Samad, Colui
che provvede per tutti i bisogni della sua creazione, ma che non ha egli stesso
bisogno di niente.
Meno note del digiuno sono invece altre caratteristiche
spirituali di questo mese. In esso i musulmani commemorano il tempo in cui il
libro sacro del Corano fu rivelatoal profeta Maometto.
Secondo la cronologia musulmana, la maggior parte degli scritti sacri, anche se
non tutti, furono rivelati durante il mese di Ramadan. Il libro del
profeta Abramo fu rivelato nel primo giorno di Ramadan, lAntico Testamento
dopo il sesto giorno e il Nuovo Testamento dopo il tredicesimo giorno, mentre il
Corano fu rivelato nella Notte del potere (Laylatu al-Qadar), che
si svolge in uno dei giorni dispari dal 21 al 29.
A questa ultima rivelazione è dedicata soprattutto lultima decade del
mese, che comincia appunto con una tra le feste più importanti dellIslam, il
17 di Ramadan, detto Nuzul Al-Quran (che corrisponderà questanno
al 13 dicembre del nostro calendario).
Per renderci conto dellimportanza attribuita alle
scritture sacre, e alla loro lettura, basta ricordare che, secondo alcune
narrazioni su Maometto, ogni lettera del Corano riceve dieci ricompense: cioè
leggere una lettera del Corano equivale a dieci buone azioni e porta dieci
frutti in paradiso. Ma durante il mese di Ramadan, le buone azioni sono
ricompensate al mille per uno e ogni lettera del Corano riceve non solo dieci,
ma mille ricompense. In modo speciale, ogni lettera in alcuni versetti, come
quelli della Sura 2,255, ne riceve alcune migliaia. Tali ricompense sono
moltiplicate ancora di più ogni venerdì del mese di Ramadan e nella Notte
del Potere. Alcuni musulmani stanno nella moschea per lintera durata
dellultima decade, dedicandosi più intensamente alla preghiera e alla lode
di Dio, ma ovviamente rispettando come sempre i ritmi del digiuno e della sua
interruzione.
In tal modo il Corano diventa per i musulmani un albero
del paradiso dal quale colgono durante il mese del digiuno milioni di frutti
eterni e il mese stesso di Ramadan contiene in sé una grande potenzialità di
vita eterna, garantendo una ricompensa pari a quella che si potrebbe
ottenere in ottanta anni di preghiera ordinaria. Daltra parte, la Notte
del Potere è, secondo il Corano, meglio di mille mesi di sforzo spirituale.
Concludiamo con una brevissima sottolineatura e qualche
domanda. Per un musulmano ogni lettera del Corano equivale a dieci buone azioni,
in tempo ordinario, e a mille durante il Ramadan. Hanno i cristiani, o viene
loro ricordata, una simile coscienza dellimportanza della lettura delle
sacre scritture? Ha questa contabilità qualcosa di simile con il
nostro sistema cattolico di indulgenze? Nel quale sistema peraltro la
lettura della Bibbia non mi sembra risulti al primo posto fra le azioni
ricompensate. E forse nemmeno nella coscienza e nella vita dei cristiani o
della chiesa in genere.
Forse mentre auguriamo un Buon Ramadan ai musulmani
che sono in mezzo a noi, sarebbe il caso di augurare un certo digiuno
anche ai cattolici: un digiuno da tante cose secondarie che per secoli e ancora
oggi ci tolgono convinzione tempo e forze per le cose più fondamentali. Un
digiuno dalle chiacchiere che fanno sembrare indispensabili e importanti chi le
dice e chi le ascolta, per ricordarci che in fin dei conti né i destini del
mondo né quelli della chiesa né tanto meno quelli della fede stanno sulla
punta della nostra lancia. Oltre che nella storia di Davide e Golia, cera del
resto scritto anche nel racconto di una tentazione, che Gesù superò
continuando a digiunare, convinto che non di solo pane vive luomo, ma di
ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Antonio Pinna
Cfr. Lc 16,9 Ebbene, io vi dico: Procuratevi amici con la
disonesta ricchezza, perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle
dimore eterne.
*
Riquadro su Gesù nel Corano.
Sovente, i cattolici dicono con un certo compiacimento che
anche i musulmani credono in Gesù Cristo. Bisognerebbe però precisare che in
realtà il Gesù del Corano è una figura talmente diversa da quella evangelica
da poter parlare di un caso di pura omonimia. Ecco in sintesi ciò che il Corano
dice di Gesù. tra laltro, si noti come il Corano salti la passione e
la morte di Gesù, che restano inconcepibili per un musulmano. Si può parlare
ancora dello stesso Gesù?
* Molti musulmani si chiamano
Isa (Gesù). Essi lo conoscono. Lo rispettano come ogni profeta.
Evocano la sua Persona adoperano una formula di benedizione: La pace di Dio
sia su di lui.
* Riconoscono che, annunciato da Giovanni (3,38 e 19,1),
Gesù è nato miracolosamente dalla vergine maria, dallo Spirito di Dio in Lei
(21,91; 66,12; 19,15). Gesù è stato mandato ai figli di Israele per ricordare
loro che cè un solo Dio (43,57; 5,116).