©Vita Nostra
2000, anno 40, n. 45, domenica 24 dicembre 2000, p. 16
Nel
numero del 24 dicembre 2000 vengono pubblicati:
- Articolo di commento ai vangeli dellinfanzia (risposta a gruppo catechisti di SantEfisio): I racconti dellinfanzia. Da dove vengono, che cosa significano.
(Traduzione di Antioco e Paolo Ghiani)
2,1 Est sussèdiu tandus ca in cussu tempus est bessia una grida (unu bandu) de Cesari
Augustu po allistrai totu sa genti de sa terra. 2 Custu est sussèdiu
(custa lista est sussedia) candu Quiriniu fiat curadori in Siria
(guvernadori de sa Siria). 3 E andànt totus a si fai allistrai, donniunu a sa
citadi sua. 4 Po custu, Giusepi puru nc'est artziau de sa Galilea, de sa citadi
de Nazaret, faci a sa Giudea, a sa citadi de David, chi ddi narànt Betlemi, ca
issu fiat de sa domu e de sa famiglia (de sareu) de David, 5 po si fai
allistrai cun Maria, sa sposa sua, chi fiat abetendi pipiu.
6 Tandus est sussèdiu ca,
propiu candu issus fiant innì, sest cumpriu po issa su tempus de scendiai
(su partu), 7 e at
scendiau (at parturiu) su fillu suu, su primu nasciu, e dd'at cintu a
latzada e dd'at crocau in sa papadroxa, ca po issus non ddu iat logu in saposentu
(sa saba) de is istrangius.
8 E in cussu logu ddu iat pastoris bivendi in su
pardu, a castiu a de noti de su tallu cosa insoru. 9 E unu missu de su Sennori
sest presentau a issus, e gloria de su Sennori at comenti e lampau a ingiriu
insoru, e ddis fut intrada timoria manna meda. 10 E su missu ddis at nau: «Non
timais! Poita, castiai, deu si fatzu a isciri unu prexu mannu chi at èssiri po
totu su pòpulu: oi sest nàsciu (est nàsciu po bosatrus) unu
srabadori, chi est Messia e Sennori, in sa citadi de Davidi. 12 E icustu sat
a essiri de sinnali: eis a agatai unu pipieddu cintu a latzada e crocau in
duna papadroxa». 13 E de suncunu cun su missu ddui fiat una truma de esèrcitu
de celu, laudendi a Deus e narendi:
14
«Gloria a Deus in is celus prus artus
e in terra paxi a is òminis beni agradèssius!».
15 E sussedit ca comenti is missus si nci funt istresiaus
(de issus) faci a (su) celu, is pastoris narànt sunu cun satru: «Andeus
duncas fintzas a Betlemi po biri custu fueddu chi est sussèdiu e chi su Sennori
sat fatu a isciri. 16 E funt andaus de pressi e ant agatau e a Maria e a
Giusepi e a su pipieddu crocau in sa papadroxa. 17 Apustis chi ddant biu, ant
fatu a isciri su fueddu chi ddis iant nau de cussu pipìu. 18 E totus is chi
ascurtànt abarrànt spantaus po is cosas chi is pastores ddis narànt, 19 e
Maria arragodàt totus custus fueddus intramendiddus in (su) coru suu.
20 E is pastoris si nci fiant torraus gloriendi e laudendi a Deus po totus is cosas chi iant ascurtau e iant biu, ca totu fiat sussediu comenti is missus (omesso) ddis iant nau.
1. Da dove vengono
I primi capitoli dei vangeli sono molto diversi fra loro. Mentre Matteo e Luca hanno una grade varietà di racconti sulla nascita e I'infanzia di Gesù, Marco e Giovanni non ne hanno nessuno. Ma anche i racconti di Matteo e Luca ignorano tanti particolari che invece fanno ormai parte dell'immaginario collettivo natalizio. Ad esempio, nei vangeli non si parla mai né della grotta né dell'asino e del bue.
Da dove vengono questi “racconti dell'infanzia”? Già molto prima del cristianesimo, noi troviamo che i commentatori giudaici della Bibbia, a partire dai pochi dati che leggevano nei testi biblici, avevano sviluppato lunghi racconti circa la nascita di importanti personaggi. Era successo così per Abramo, Mosé, Isacco, Samuele. Tracce di questi racconti restano nelle parafrasi delle traduzioni aramaiche (Targum), nei commentari giudaici dei primi secoli dopo Cristo (Midrash), negli scritti di Giuseppe Flavio e di Filone di Alessandria.
Ad esempio, nelle Antichità Giudaiche (2,205ss) di Giuseppe Flavio, uno scriba predice la nascita di Mosé, il Faraone ne ha un annuncio premonitore in un sogno che si fa spiegare dal propri maghi-interpreti, e, preso dalla paura, fa una strage di bambini appena nati. Nello stesso midrash, la nascita di Mosé è annunciata in sogno al padre di Mosé, Amram (che significa “popolo grande, alto”).
In questi racconti, i genitori di Mosé sono sempre rappresentati come dei personaggi molto pii, e anche la sorella di Mosé, Miryam, riceve una visione. Il Libro delle Antichità Bibliche, dello Pseudo-Filone racconta: “Lo spirito di Dio scese su Maria, una notte, e essa vide un sogno che raccontò al mattino ai suoi genitori: Ho visto una visione questa notte. Ecco che un uomo con un abito di lino mi stava davanti. Egli mi disse: va' a dire ai tuoi genitori: ciò che nascerà da voi sarà rigettato nell'acqua, poiché per mezzo di lui I'acqua sarà prosciugata; io farò per mezzo di lui, dei segni e salverò il mio popolo; lui ne assicurerà sempre la condotta” (9,10).
Gli esempi potrebbero essere molto più numerosi. Appare dunque che, per parlare dell'infanzia di Gesù i primi cristiani avevano a disposizione già dei modelli collaudati e conosciuti sulle più importanti figure bibliche. L’interpretazione delle virtù di Sara, Lea, Rebecca, hanno certo contribuito a mettere in valore il tema della nascita verginale e dell'intervento divino miracoloso.
I testi cristiani del secondo secolo d.C., come i vangeli apocrifi, hanno continuato su questa medesima strada, avendo ora a disposizione non solo i testi dell'Antico Testamento e delle tradizioni giudaiche, ma anche i racconti già diffusi e accettati di quei vangeli che oggi noi chiamiamo “canonici”.
Ma ancora prima dei testi dell'Antico Testamento, bisogna dire che il racconto dell’infanzia era un genere ben attestato nel Vicino Oriente antico. Il suo scopo era quello di attestare che un personaggio importante per la storia del popolo aveva fin dall'inizio della sua vita goduto dell'aiuto provvidenziale degli dèi, o, in altre parole, era un dono stesso degli dèi agli uomini.
Due esempi sono molto conosciuti. Di Sargon di Accad (2334 2279 a.C.) una stele racconta l'infanzia, la nascita segreta, l'abbandono in una cesta sulle acque dell'Eufrate, e infine la sua salvezza grazie a un giardiniere. Ecco l'inizio: “Io sono Sargon, it re potente di Akkad... Mia madre, la grande sacerdotessa, mi concepì e mi mise al mondo in segreto. Essa mi depose in una cesta di giunchi di cui chiuse l'apertura con del bitume. Essa mi gettò nel fiume...”.
Questo testo, molto conosciuto nell'antichità, fu copiato anche in Egitto. Al lettore della Bibbia non sfuggiranno le rassomiglianze con i racconti dell'infanzia di Mosé, deposto nel Nilo e salvato dalla figlia del Faraone grazie alla sua stessa sorella (Es 2,1-10), il cui intervento si inserisce nel ruolo provvidenziale che la Bibbia riserva a molte figure femminili.
Un altro racconto di infanzia molto conosciuto è quello che riporta Erodoto (Storie 1,108-123) a proposito di Ciro II, fondatore dell'impero persiano (559-529). Nato dal matrimonio di Madane, figlia di Astiage, re dei Medi, e del persiano Cambise, Ciro fu fin dalla nascita sottratto ai suoi genitori. Infatti, il re Astiage aveva fatto un sogno: dal grembo della sua figlia usciva un ceppo di vite che si estendeva su tutta l'Asia. Volendo sapere il senso di questo sogno, il re fece venire dei maghi, interpreti di sogni, i quali gli annunciarono che il bambino della sua figlia sarebbe divenuto re al suo posto. Astiage allora decise la morte del bambino, ma l'ordine non fu eseguito. Ciro infatti fu consegnato a un bovaro con l'incarico di esporre il bambino alle bestie feroci presenti nei territori lontani e impervi del suo pascolo. Ora, la moglie del bovaro si chiamava Cino (che significa “cane”, animale sacro in Iran; cfr. la storia di Romolo e Remo allattati da una lupa). La moglie, dunque, che proprio in quei giorni aveva partorito un bimbo morto, riesce a convincere il marito ad adottare Ciro al posto del loro proprio figlio. All'età di dieci anni, durante un gioco tra coetanei, Ciro viene eletto “re” e come tale punisce duramente il figlio di un personaggio importante che non ubbidisce ai suoi ordini e finisce così denunciato di fronte ad Astiage. Questi lo riconosce, ma, consultati di nuovo i maghi e ritenendo che il sogno premonitore si fosse già avverato in un gioco di bambini, salva Ciro e lo manda a vivere in Persia con i suoi veri genitori. Più tardi egli diventerà il re di Persia e dei Medi. Come dice Erodoto, la salvezza di Ciro parve ai Persiani un'opera divina e provvidenziale.