©Vita Nostra 2001, anno 41, n.02, domenica 14 gennaio 2001, p. 5
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Non si pubblica in questa data nessuna traduzione in sardo.
- Commento ai vangeli dellinfanzia, terza parte (cont.)
- di Antonio Pinna
A proposito dei racconti dellinfanzia,
abbiamo visto in una prima riflessione che il loro modo di raccontare, e in
parte anche i loro contenuti, si rassomigliano ai modi e ai contenuti con cui i
popoli del vicino oriente parlavano della nascita e dei primi anni di vita dei
personaggi più importanti della loro storia. In una seconda riflessione abbiamo
visto più da vicino in che cosa i racconti di Matteo e di Luca concordano e
discordano tra di loro e con la storia. Abbiamo fatto anche un breve confronto
con il resto dei vangeli, mostrando soltanto come nessuna delle informazioni
date nei due racconti dellinfanzia riappare chiaramente nel seguito dei
vangeli.
Ora
riprendiamo questultimo confronto con il resto dei vangeli, per dire che la
frase precedente resta vera solo se si parla di informazioni storiche,
mentre è del tutto da rovesciare se si parla di informazioni teologiche.
Da questo punto di vista, vogliamo oggi far intravedere come i racconti
dellinfanzia di Matteo e di Luca sono da vedere, sia in quanto concordano sia
in quanto discordano, da una parte come un riassunto, o compimento, della
precedente storia di Dio con Israele, e da unaltra parte come un anticipo, o
una prefigurazione profetica, di quello che avviene nel seguito della
storia di Gesù con il suo popolo e con la chiesa. Detto con una immagine, i
vangeli dellinfanzia sono come i riflessi delle montagne sulle rive del
lago. Vediamo oggi i riflessi che vengono dal passato.
Matteo
comincia il suo racconto con una genealogia di Gesù che include i
patriarchi ebrei e i re giudei. Continua poi mostrando gli avvenimenti
soprattutto dal punto di vista di Giuseppe, che riceve gli annunci attraverso
dei sogni e scende in Egitto, ricordando da vicino gli avvenimenti di un altro
patriarca, Giuseppe lebreo (come viene popolarmente nominato). Il
malvagio re Erode che uccide i bambini di Betlemme evoca ancora il racconto del
faraone egiziano che fece uccidere i bambini maschi degli ebrei in Egitto. Gesù,
in tal modo, viene a rassomigliarsi a Mosè, salvato dalle acque e a sua volta
salvatore del suo popolo. Le parole dette in sogno a Giuseppe dopo la morte di
Erode, «va nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che insidiavano
la vita del bambino», sono
quasi uguali alle parole rivolte a Mosè in Madian: «Va, torna in Egitto,
perché sono morti coloro che insidiavano la tua vita!» (Es 4,19). La
storia dei magi ricorda anche un altro momento della storia del popolo ebraico.
Quando Mosè sta per entrare nella terra promessa, Balak re di Moab chiama il
profeta Balaam, che secondo il testo della Settanta viene dallest (Nm 23,7),
per maledire il popolo dIsraele. Balaam, però, rese vani i progetti di
distruzione del re di Moab, e profetizzò invece il sorgere di una stella, di un
re, da Giacobbe (Nm 24,7.17). Il fondersi delle figure del Faraone e di Balak in
quella di Erode può essere stata favorita dagli sviluppi dei racconti su Mosè
così come sono attestati da Giuseppe Flavio (Antichità giudaiche 2,9) e
da antichi racconti giudaici (midrashim). In essi, il Faraone veniva
avvertito in un sogno, interpretato poi dai suoi sapienti, che stava per
nascere un bambino ebreo il quale avrebbe liberato il suo popolo. A queste
notizie, gli egiziani erano presi da timore (cf Mt 2,3: «All'udire queste
parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme»). Il piano
del Faraone per prevenire lazione liberatrice del bambino, facendo uccidere
tutti i bambini ebrei, viene vanificato dal Signore che appare in sogno ad
Amram, la cui Moglie è già incinta di Mosè.
Alla
genealogia dei patriarchi e dei re, e alla sua narrazione tanto evocativa delle
antiche storie di Mosè, Matteo aggiunge cinque citazioni dalle sacre scritture
ebraiche per mostrare come esse si trovano realizzate negli avvenimenti
dellinfanzia di Gesù. Esse sono in genere introdotte da una formula quasi
sempre uguale: «Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato
detto dal Signore per mezzo del profeta... ». Tutto questo ha portato
alcuni studiosi a descrivere il racconto di Matteo come una specie di
ricerca sui testi biblici (ciò che in ebraico si dice appunto midrash)
per trovare e scegliere quelli che più sembravano adatti ad esprimere non solo
il significato della vita di Gesù, ma anche il suo collegamento con tutta la
precedente storia della salvezza del popolo.
Langelo
che parla a Zaccaria allora dellincenso è langelo Gabriele, che appare
anche in Dn 9,20-21 al momento di una preghiera liturgica. nella Bibbia. Un
confronto delle due apparizioni (langelo Gabriele è nominato solo nel libro
di Daniele e in Luca) mostra delle indubbie rassomiglianze, incluso il fatto che
chi vede la visione resta muto (cf Dn 10,7-15). Ora, se la storia di Abramo sta
vicino allinizio della raccolta dei libri biblici della legge e dei
profeti, il libro di Daniele era più o meno lultimo della raccolta degli
altri libri (oggi detti sapienziali) che concludeva linsieme dei
libri sacri (insieme tuttavia in quel tempo non ancora definito). Gabriele
interpretava per Daniele (Dn 9,24-27) le settanta settimane di anni, al cui
termine una giustizia eterna sarà portata, visione e profezia
saranno compiute, e il Santo dei Santi sarà unto. In tal modo i racconti
di Luca si aprono con dei temi che spaziano dallinizio alla fine della storia
della salvezza.
Un
altro racconto che influisce sui racconti dellinfanzia in Luca viene invece
da un momento centrale di questa storia: si tratta della nascita di Samuele. Le
parole di Luca «Compiuti i giorni del suo servizio, (Zaccaria) tornò a
casa. Dopo quei giorni Elisabetta, sua moglie, concepì...», rassomigliano
molto a quelle di 1Sam 1,19-20: «Il mattino dopo si alzarono e dopo essersi
prostrati davanti al Signore tornarono a casa in Rama. Elkana si unì a sua
moglie e il Signore si ricordò di lei. Così al finir dell'anno Anna concepì e
partorì un figlio e lo chiamò Samuele». Così pure il canto del
Magnificat si ispira al canto di lode di Anna in 1Sam 2,1-10; la presentazione
di Gesù al tempio con laccoglienza del vecchio Simeone riecheggia la
presentazione di Samuele al santuario centrale alla presenza dellanziano
sacerdote Eli (1Sam 1,21-2,11); le due descrizioni della crescita di Gesù in Lc
2,40.52 rassomigliano alle due descrizioni di Samuele in 1Sam 2,21.26.
In
tal modo, mentre il vangelo dellinfanzia di Matteo si muove sullo sfondo dei
racconti epici di Mosè e di Giuseppe, i racconti di Luca si muovono piuttosto
sullo sfondo dei racconti di Samuele, forse per il loro contesto liturgico e il
loro svolgersi attorno al santuario. Per Luca, il vangelo di Gesù comincia e
finisce nel tempio (Lc 24,53), e per lui è anche importante la continuità
della storia di Gesù con il culto e con la Legge (2,22-24.27.39). In modo
complementare alla storia di Samuele, il racconto lucano ha anche alcune
reminiscenze minori della storia di Davide, come ad esempio la menzione dei
pastori e della città di Davide (2,1-20).
Oltre
ai libri storici, anche i libri profetici influenzano i racconti di Luca. I
quattro cantici lucani, il Magnificat (1,46-55), il Benedictus
(1,68-79), il Gloria in excelsis
(2,14) e il Nunc Dimittis (2,29-32) sono riportati allinterno di un
contesto o di unispirazione profetica. Quasi ogni linea di questi inni
riecheggia frasi di salmi o di profeti, al modo della salmodia attestata negli
ultimi due secoli a.C. (inni maccabaici e inni di ringraziamento a Qumran). In
particolare, il Benedictus è un inno alla continuità, con le sue
citazioni dei nostri padri, Abramo, lalleanza, la Casa di Davide, e i
santi profeti di Dio. Lopera in due volumi di Luca culminerà con Paolo
che proclama come Dio ha offerto la sua salvezza alle nazioni e queste hanno
ascoltato (At 28,29); per ora essa comincia insistendo su come questa salvezza
è in perfetta continuità con Israele.
Concludendo
questa breve riflessione sui due principali punti teologici comuni ai vangeli
dellinfanzia di Matteo e Luca, possiamo constatare una forte affermazione
dellidentità di Gesù in termini comuni cristiani (Figlio di Davide,
Figlio di Dio) combinati con un singolare compendio di narrazioni e tematiche bibliche. In questo modo, i
racconti dellinfanzia diventano un ponte che riassume la storia di Israele e
anticipa il vangelo di Gesù Cristo.
Tratteremo
questo secondo aspetto nella prossima riflessione, a commento della lettura
evangelica domenicale del 21 gennaio, che presenta linizio della predicazione
di Gesù nella sinagoga di Nazaret.