©Vita Nostra 2001, anno 41, n. 10, domenica 4 marzo 2001, p. 5

nel quarto secolo, a Gerusalemme. 
Una donna, Egeria, ci descrive le usanze del digiuno quaresimale
un'austera partecipazione alla morte e risurrezione di Gesù

Quaresima 27.1. Quando giunge il periodo pasquale, si celebra in questo modo. Così come da noi si osserva la Quaresima prima di Pasqua, qui si osservano otto settimane prima di Pasqua. Si osservano otto settimane perché non si digiuna nei giorni di domenica e di sabato, eccettuato l'unico sabato che è la vigilia di Pasqua ed è obbligatorio digiunare; all'infuori di questo giorno particolare qui non si digiuna mai di sabato per tutto l'anno. Perciò, dedotte otto domeniche e sette sabati da otto settimane, visto che è obbligatorio digiunare un sabato solo, come ho già detto, restano quarantun giorni di digiuno, che qui chiamano eorte, cioè Quaresima.

2. Ogni giorno di ciascuna settimana si celebra in questo modo, e precisamente: la domenica, al primo cantar del gallo, il vescovo all'interno dell'Anastasis legge dal Vangelo il passo della resurrezione del Signore, come avviene ogni domenica per tutto l'anno, e ugualmente fino a giorno si compie all'Anastasis e alla Croce tutto quello che si fa nelle domeniche di tutto l'anno.
3. Poi, al mattino, come sempre di domenica, si va nella chiesa grande, che si chiama Martyrium e che si trova sul Golgota dietro la Croce, e si compie ciò che è consuetudine fare di domenica. Ugualmente, una volta fatto il congedo dalla chiesa, si va all'Anastasis in processione, come avviene sempre di domenica. Nel celebrare queste funzioni, si fa l'ora quinta; il lucernare ha luogo anch'esso alla solita ora, come sempre all'Anastasis e alla Croce: come avviene in tutti i luoghi santi la domenica non si fa l'ora nona. [...]

9. Quanto ho già detto, che il sabato la celebrazione si fa presto, cioè prima del levar del sole, avviene perché siano liberi prima quelli che qui chiamano ebdomadarii. Infatti l'uso del digiuno è tale qui, durante la Quaresima, che quelli che chiamano ebdomadarii, cioè quelli che praticano il digiuno settimanale, mangiano la domenica, dato che il congedo ha luogo all'ora quinta. Una volta pranzato la domenica, non mangiano fino al sabato mattina, subito dopo essersi comunicati all'Anastasis. Per questi dunque, perché rompano più presto il digiuno, il sabato la celebrazione all'Anastasis si fa prima del levar del sole. Quanto ho detto poi sul fatto che per loro si fa la celebrazione al mattino, non è perché si comunichino solo loro, ma si comunicano tutti quelli che vogliono comunicarsi quel giorno all'Anastasis.

Digiuno 28. 1. L'usanza del digiuno infatti è tale, durante la Quaresima, che alcuni, dal momento in cui hanno mangiato la domenica dopo il congedo, cioè all'ora quinta o sesta, non mangiano più per tutta la settimana fino al sabato seguente dopo il congedo dell'Anastasis: questi sono coloro che fanno le ebdomadae.
2.
Il sabato poi, poiché hanno mangiato la mattina, la sera non mangiano più, ma pranzano l'indomani, cioè domenica, dopo il congedo dalla chiesa, all'ora quinta o anche oltre, poi non mangiano più fino al sabato seguente, come ho detto sopra.

3. L'usanza è tale qui che tutti quelli che sono, come li chiamano qui, apotattiti, uomini e donne, non solo nei giorni di Quaresima, ma durante tutto l'anno, quando mangiano, mangiano una sola volta al giorno. Ma se ci sono fra questi apotattiti alcuni che non possono fare le settimane intere di digiuno, come si è detto sopra, per tutta la Quaresima cenano a metà settimana il giovedì. Chi non può fare nemmeno questo, fa due giorni a settimana per tutta la Quaresima, chi non può nemmeno questo, mangia solo la sera. 4. Nessuno impone quello che si deve fare, ma ognuno fa quel che può, né si loda chi ha fatto di più, né si biasima chi ha fatto di meno. Tale è qui l'usanza. La loro alimentazione nei giorni di Quaresima è tale che non mangiano né pane, che non si può prendere, né olio, né alcunché che venga dalle piante, ma solo acqua e poca zuppa di farina. La Quaresima si fa come si è detto.