RADIOMESSAGGIO DI SUA SANTITÀ PIO XII
«CON SEMPRE NUOVA FRESCHEZZA»
Il santo Natale
e l'umanità dolorante
24 dicembre 1942(1)
Il Santo
Natale e la umanità dolorante
CON SEMPRE NUOVA
FRESCHEZZA di letizia e di pietà, diletti figli dell'universo intero, ogni
anno al ricorrere del Santo Natale, risuona dal presepe di Betlemme
all'orecchio dei cristiani, ripercuotendosi dolcemente nei loro cuori, il
messaggio di Gesù, Luce in mezzo alle tenebre; un messaggio che illumina con
lo splendore di celestiali verità un mondo oscurato da tragici errori,
infonde una gioia esuberante e fiduciosa ad un'umanità, angosciata da
profonda e amara tristezza, proclama la libertà ai figli d'Adamo, costretti
nelle catene del peccato e della colpa, promette misericordia, amore, pace
alle schiere infinite dei sofferenti e tribolati, che vedono scomparsa la
loro felicità e spezzate le loro energie nella bufera di lotta e di odio dei
nostri giorni burrascosi.
E i sacri bronzi,
annunziatori di tale messaggio in tutti i continenti, non pur ricordano il
dono divino, fatto all'umanità, negli inizi dell'età cristiana; ma
annunziano e proclamano anche una consolante realtà presente, realtà come
eternamente giovane, così sempre viva e vivificante; realtà della «luce
vera, la quale illumina ogni uomo, che viene in questo mondo» e non conosce
tramonto. L'Eterno Verbo, via, verità e vita, nascendo nello squallore di
una grotta e nobilitando in tal modo e santificando la povertà, così dava
inizio alla sua missione di dottrina, di salute e di redenzione del genere
umano, e diceva e consacrava una parola, che è ancor oggi la parola di vita
eterna, valevole a risolvere i quesiti più tormentosi, insoluti e insolubili
da chi vi porti vedute e mezzi effimeri e puramente umani; quesiti i quali
si affacciano sanguinanti, esigendo imperiosamente una risposta, al pensiero
e al sentimento di una umanità amareggiata ed esacerbata.
Il motto «Misereor
super turbam» è per Noi una consegna sacra, inviolabile, valida e impellente
in tutti i tempi e in tutte le situazioni umane, com'era la divisa di Gesù;
e la Chiesa rinnegherebbe se stessa, cessando di essere madre, se si
rendesse sorda al grido angoscioso e filiale, che tutte le classi
dell'umanità fanno arrivare al suo orecchio. Essa non intende di prender
partito per l'una o l'altra delle forme particolari e concrete, con le quali
singoli popoli e Stati tendono a risolvere i problemi giganteschi
dell'assetto interno e della collaborazione internazionale, quando esse
rispettano la legge divina; ma d'altra parte, «colonna e base della verità»
(1Tm 3,15) e custode, per volontà di Dio e per missione di Cristo,
dell'ordine naturale e soprannaturale, la Chiesa non può rinunziare a
proclamare davanti ai suoi figli e davanti all'universo intero le inconcusse
fondamentali norme, preservandole da ogni travolgimento, caligine,
inquinamento, falsa interpretazione ed errore; tanto più che dalla loro
osservanza, e non semplicemente dallo sforzo di una volontà nobile e
ardimentosa, dipende la fermezza finale di qualsiasi nuovo ordine nazionale
e internazionale, invocato con cocente anelito da tutti i popoli. Popoli, di
cui conosciamo le doti di valore e di sacrificio, ma anche le angustie e i
dolori, e ai quali tutti, senza alcuna eccezione, in quest'ora d'indicibili
prove e contrasti, Ci sentiamo legati da profondo e imparziale e
imperturbabile amore e da immensa brama di portare loro ogni sollievo e
soccorso che in qualsiasi modo sia in Nostro potere.
Rapporti
internazionali
e ordine interno delle nazioni
L'ultimo Nostro
Messaggio natalizio esponeva i principi, suggeriti dal pensiero cristiano,
per stabilire un ordine di convivenza e collaborazione internazionale,
conforme alle norme divine. Oggi vogliamo soffermarCi, sicuri del consenso e
dell'interessamento di tutti gli onesti, con cura particolare e uguale
imparzialità sulle norme fondamentali dell'ordine interno degli Stati e dei
popoli. Rapporti internazionali e ordine interno sono intimamente connessi,
essendo l'equilibrio e l'armonia tra le Nazioni dipendenti dall'interno
equilibrio e dalla interna maturità dei singoli Stati nel campo materiale,
sociale e intellettuale. Né un solido e imperturbato fronte di pace verso
l'esterno risulta possibile di fatto ad attuarsi senza un fronte di pace
nell'interno, che ispiri fiducia. Solo, quindi, l'aspirazione verso una pace
integrale nei due campi varrà a liberare i popoli dal crudele incubo della
guerra, a diminuire o superare gradatamente le cause materiali e
psicologiche di nuovi squilibri e sconvolgimenti.
Duplice
elemento della pace
nella vita sociale
Ogni convivenza
sociale, degna di tal nome, come trae origine dalla volontà di pace, così
tende alla pace; a quella tranquilla convivenza nell'ordine in cui S.
Tommaso, facendo eco al noto detto di S. Agostino,(2)
vede l'essenza della pace. Due primordiali elementi reggono quindi la vita
sociale: convivenza nell'ordine, convivenza nella tranquillità.
I.
Convivenza nell'ordine
L'ordine, base
della vita consociata di uomini, di esseri cioè, intellettuali e morali, che
tendono ad attuare uno scopo consentaneo alla loro natura, non è una mera
estrinseca connessione di parti numericamente diverse; è piuttosto, e ha da
essere, tendenza e attuazione sempre più perfetta di una unità interiore,
ciò che non esclude le differenze, realmente fondate, e sanzionate dalla
volontà del Creatore o da norme soprannaturali.
Una chiara
intelligenza dei fondamenti genuini di ogni vita sociale ha un'importanza
capitale oggi più che mai, mentre l'umanità, intossicata dalla virulenza di
errori e traviamenti sociali, tormentata dalla febbre della discordia di
desideri, dottrine e intenti, si dibatte angosciosamente nel disordine, da
essa stessa creato, e risente gli effetti della forza distruttrice di idee
sociali erronee, le quali dimenticano le norme di Dio o sono ad esse
contrarie. E poiché il disordine non può essere superato se non con un
ordine, che non sia meramente forzato e fittizio (non altrimenti che
l'oscurità coi suoi deprimenti e paurosi effetti non può essere bandita se
non dalla luce, e non da fuochi fatui); la salvezza, il rinnovamento e un
progressivo miglioramento non può aspettarsi e originarsi se non da un
ritorno di larghi e influenti ceti alla retta concezione sociale; un ritorno
che richiede una straordinaria grazia di Dio e una volontà incrollabile,
pronta e presta al sacrificio, degli animi buoni e lungimiranti. Da questi
ceti più influenti e più aperti per penetrare e ponderare la bellezza
attraente delle giuste norme sociali, passerà e entrerà poi nelle
moltitudini la convinzione della origine vera, divina e spirituale, della
vita sociale, spianando in tal modo la via al risveglio, all'incremento e al
consolidamento di quelle concezioni morali, senza cui anche le più
orgogliose attuazioni rappresenteranno una Babele, i cui abitanti, se pure
hanno mura comuni, parlano lingue diverse e contrastanti.
Iddio prima
causa ed ultimo fondamento
della vita individuale e sociale
Dalla vita
individuale e sociale conviene ascendere a Dio, Prima Causa e ultimo
fondamento, come Creatore della prima società coniugale, fonte della società
familiare, della società dei popoli e delle nazioni. Rispecchiando pur
imperfettamente il suo Esemplare, Dio Uno e Trino, che col mistero
dell'Incarnazione redense ed innalzò la natura umana, la vita consociata,
nel suo ideale e nel suo fine, possiede al lume della ragione e della
rivelazione un'autorità morale ed una assolutezza, travalicante ogni mutar
di tempi; e una forza di attrazione, la quale, lungi dall'esser mortificata
e scemata da delusioni, errori, insuccessi, muove irresistibilmente gli
spiriti più nobili e più fedeli al Signore a riprendere, con rinnovata
energia, con nuove conoscenze, con nuovi studi, mezzi e metodi, ciò che in
altri tempi e in altre circostanze fu tentato invano.
Sviluppo e
perfezionamento della persona umana
Origine e scopo
essenziale della vita sociale vuol essere la conservazione, lo sviluppo e il
perfezionamento della persona umana, aiutandola ad attuare rettamente le
norme e i valori della religione e della cultura, segnati dal Creatore a
ciascun uomo e a tutta l'umanità, sia nel suo insieme, sia nelle sue
naturali ramificazioni.
Una dottrina o
costruzione sociale, che rinneghi tale interna, essenziale connessione con
Dio di tutto ciò che riguarda l'uomo, o ne prescinda, segue falso cammino; e
mentre costruisce con una mano, prepara con l'altra i mezzi, che presto o
tardi insidieranno e distruggeranno l'opera. E quando, misconoscendo il
rispetto dovuto alla persona e alla vita a lei propria, non le conceda alcun
posto nei suoi ordinamenti, nell'attività legislativa ed esecutiva, lungi
dal servire la società, la danneggia; lungi dal promuovere e animare il
pensiero sociale e attuarne le aspettative e le speranze, le toglie ogni
valore intrinseco, servendosene come di frase utilitaria, la quale incontra
in ceti sempre più numerosi risoluta e franca ripulsa.
Se la vita sociale
importa unità interiore, non esclude però le differenze, cui suffragano la
realtà e la natura. Ma quando si tiene fermo al supremo regolatore di tutto
ciò che riguarda l'uomo, Dio, le somiglianze non meno che le differenze
degli uomini trovano il posto conveniente nell'ordine assoluto dell'essere,
dei valori, e quindi anche della moralità. Scosso invece tale fondamento, si
apre tra i vari campi della cultura una pericolosa discontinuità, appare una
incertezza e labilità di contorni, di limiti e di valori, talché solo meri
fattori esterni, e spesso ciechi istinti, vengono poi a determinare, secondo
la dominante tendenza del giorno, a chi spetti il predominio dell'uno o
dell'altro indirizzo.
Alla dannosa
economia dei passati decenni, durante i quali ogni vita civile venne
subordinata allo stimolo del guadagno, succede ora una non meno dannosa
concezione, la quale, mentre guarda tutto e tutti sotto l'aspetto politico,
esclude ogni considerazione etica e religiosa. Travisamento e traviamento
fatali, pregni di conseguenze imprevedibili per la vita sociale, la quale
mai non è più vicina alla perdita delle sue più nobili prerogative di quando
s'illude di poter rinnegare o dimenticare impunemente l'eterna fonte della
sua dignità: Dio.
La ragione,
illuminata dalla fede, assegna alle singole persone e particolari società
nell'organizzazione sociale un posto fisso e nobile; e sa, per parlare solo
del più importante, che tutta l'attività dello Stato, politica ed economica
serve per l'attuazione duratura del bene comune; cioè, di quelle esterne
condizioni, le quali sono necessarie all'insieme dei cittadini per lo
sviluppo delle loro qualità e dei loro uffici, della loro vita materiale,
intellettuale e religiosa, in quanto, da un lato, le forze e le energie
della famiglia e di altri organismi, a cui spetta una naturale precedenza,
non bastano, e, dall'altro, la volontà salvifica di Dio non abbia
determinata nella Chiesa un'altra universale società a servizio della
persona umana e dell'attuazione dei suoi fini religiosi.
In una concezione
sociale, pervasa e sanzionata dal pensiero religioso, l'operosità
dell'economia e di tutti gli altri campi della cultura rappresenta una
universale nobilissima fucina di attività, ricchissima nella sua varietà,
coerente nella sua armonia, dove l'uguaglianza intellettuale e la differenza
funzionale degli uomini conseguono il loro diritto ed hanno adeguata
espressione; in caso diverso si deprime il lavoro e si abbassa l'operaio.
Ordinamento
giuridico della società e suoi scopi
Affinché la vita
sociale, quale è voluta da Dio, ottenga il suo scopo, è essenziale un
ordinamento giuridico, che le serva di esterno appoggio, di riparo e
protezione; ordinamento la cui funzione non è dominare, ma servire, tendere
a sviluppare e accrescere la vitalità della società nella ricca molteplicità
dei suoi scopi, conducendo verso il loro perfezionamento tutte le singole
energie in pacifico concorso e difendendole, con mezzi appropriati ed
onesti, contro tutto ciò che è svantaggioso al loro pieno svolgimento. Un
tale ordinamento, per garantire l'equilibrio, la sicurezza e l'armonia della
società, ha anche il potere di coercizione contro coloro, che solo per
questa via possono essere trattenuti nella nobile disciplina della vita
sociale; ma proprio nel giusto compimento di questo diritto un'autorità,
veramente degna di tal nome, non sarà mai che non senta l'angosciosa
responsabilità di fronte all'Eterno Giudice, al cui tribunale ogni falsa
sentenza, e soprattutto ogni sconvolgimento delle norme da Dio volute,
riceverà la sua immancabile sanzione e condanna.
Le ultime,
profonde, lapidarie, fondamentali norme della società non possono essere
intaccate da intervento d'ingegno umano; si potranno negare, ignorare,
disprezzare, trasgredire, ma non mai abrogare con efficacia giuridica.
Certamente, col tempo che volge, mutano le condizioni di vita; ma non si dà
mai manco assoluto, né perfetta discontinuità tra il diritto di ieri e
quello di oggi, tra la scomparsa di antichi poteri e costituzioni e il
sorgere di nuovi ordinamenti. Ad ogni modo, in qualsiasi cambiamento o
trasformazione, lo scopo di ogni vita sociale resta identico, sacro,
obbligatorio: lo sviluppo dei valori personali dell'uomo, quale immagine di
Dio; e resta l'obbligo di ogni membro dell'umana famiglia di attuare i suoi
immutabili fini, qualunque sia il legislatore e l'autorità, a cui ubbidisce.
Rimane quindi sempre e non cessa per opposizione alcuna anche il suo
inalienabile diritto, da riconoscersi da amici e nemici, ad un ordinamento e
una prassi giuridica, che sentano e comprendano esser loro essenziale dovere
di servire al bene comune.
L'ordinamento
giuridico ha inoltre l'alto e arduo scopo di assicurare gli armonici
rapporti sia tra gli individui, sia tra le società, sia anche nell'interno
di queste. A ciò si arriverà, se i legislatori si asterranno dal seguire
quelle pericolose teorie e prassi, infauste alla comunità e alla sua
coesione, le quali traggono la loro origine e diffusione da una serie di
postulati erronei. Tra questi è da annoverare il positivismo giuridico, che
attribuisce una ingannevole maestà alla emanazione di leggi puramente umane,
e spiana la via ad un esiziale distacco della legge dalla moralità; inoltre
la concezione, la quale rivendica a particolari nazioni o stirpi o classi
l'istinto giuridico, quale ultimo imperativo e inappellabile norma; infine
quelle varie teorie, le quali, diverse in sé e procedenti da vedute
ideologiche contrastanti, si accordano però nel considerare lo Stato o un
ceto, che lo rappresenti, come entità assoluta e suprema, esente da
controllo e da critica, anche quando i suoi postulati teorici e pratici
sboccano e urtano nell'aperta negazione di dati essenziali della coscienza
umana e cristiana.
Chi consideri con
occhio limpido e penetrante la vitale connessione tra genuino ordine sociale
e genuino ordinamento giuridico, e tenga presente che l'unità interna nella
sua multiformità dipende dal predominio di forze spirituali, dal rispetto
della dignità umana in sé e negli altri, dall'amore alla società e agli
scopi da Dio ad essa segnati, non può meravigliarsi sui tristi effetti di
concezioni giuridiche, le quali, allontanatesi dalla via regale della
verità, procedono sul terreno labile di postulati materialistici; ma
scorgerà subito la improrogabile necessità di un ritorno ad una concezione
spirituale ed etica, seria e profonda, riscaldata dal calore di vera umanità
e illuminata dallo splendore della fede cristiana, la quale fa mirare
nell'ordinamento giuridico una rifrazione esterna dell'ordine sociale,
voluto da Dio, luminoso frutto dello spirito umano, anch'esso immagine dello
spirito di Dio.
Su questa
concezione organica, la sola vitale, in che la più nobile umanità e il più
genuino spirito cristiano fioriscono in armonia, sta scolpita la sentenza
della Scrittura, illustrata dal grande Aquinate: «Opus iustitiae pax»,(3)
che si applica così al lato interno, come al lato esterno della vita
sociale.
Essa non ammette né
contrasto, né alternativa: amore o diritto, ma la sintesi feconda: amore e
diritto.
Nell'uno e
nell'altro, entrambi irradiazioni dello stesso spirito di Dio, sta il
programma e il suggello della dignità dello spirito umano; l'uno e l'altro a
vicenda s'integrano, cooperano, si animano, si sostengono, si dànno la mano
nel cammino della concordia e della pacificazione, mentre il diritto spiana
la via all'amore, l'amore mitiga il diritto e lo sublima. Entrambi elevano
la vita umana in quella atmosfera sociale, dove, pur tra le manchevolezze,
gli impedimenti e le durezze di questa terra, si rende possibile una
fraterna convivenza. Ma fate che il cattivo spirito di idee materialistiche
domini; che la tendenza al potere e al prepotere concentri nelle sue rudi
mani le redini degli eventi; voi allora vedrete apparirne ogni giorno più
gli effetti disgregatori, scomparire amore e giustizia; tristo preannunzio
di minaccianti catastrofi su una società, apòstata da Dio.
II.
Convivenza nella tranquillità
Il secondo elemento
fondamentale della pace, verso cui tende quasi istintivamente ogni società
umana, è la tranquillità. O beata tranquillità, tu non hai nulla di comune
con il fissarsi duro e ostinato, tenace e infantilmente caparbio in ciò che
è; né con la riluttanza, figlia di ignavia e d'egoismo, a porre la mente nei
problemi e nelle questioni, che il volgere dei tempi e il corso delle
generazioni coi loro bisogni e col progresso fanno maturare, e traggon seco
come improrogabili necessità del presente. Ma per un cristiano, cosciente
della sua responsabilità anche verso il più piccolo dei suoi fratelli, non
vi è tranquillità infingarda, né si dà fuga, ma lotta, ma azione contro ogni
inazione e diserzione nel grande agone spirituale, dove è proposta in palio
la costruzione, anzi l'anima stessa della società futura.
Armonia fra
tranquillità e operosità
Tranquillità nel
senso dell'Aquinate e ardente operosità non contrastano, ma si accoppiano
piuttosto in armonia per colui che è compreso della bellezza e della
necessità del sostrato spirituale della società, e della nobiltà del suo
ideale. E proprio a voi giovani, inclini a volgere le spalle al passato e
rivolgere al futuro l'occhio delle aspirazioni e speranze, diciamo, mossi da
vivo amore e da paterna sollecitudine: esuberanza e audacia da sé non
bastano, se non siano, come bisogna, poste al servizio del bene e di una
bandiera immacolata. Vano è l'agitarsi, l'affaticarsi, l'affannarsi senza
riposarsi in Dio e nella sua legge eterna. Conviene che siate animati dal
convincimento di combattere per la verità, e di farle dedizione delle
proprie simpatie ed energie, degli aneliti e dei sacrifici; di combattere
per le eterne leggi di Dio, per la dignità della persona umana, e per il
conseguimento dei suoi fini. Dove uomini maturi e giovani, sempre ancorati
nel mare della eternamente viva tranquillità di Dio, coordinano le diversità
di temperamento e di attività in genuino spirito cristiano, là, se
l'elemento propulsore si accoppia con l'elemento infrenatore, la differenza
naturale tra le generazioni non diverrà mai pericolosa, ma condurrà anzi
vigorosamente all'attuazione delle leggi eterne di Dio nel mutevole corso
dei tempi e delle condizioni di vita.
Il mondo
operaio
In un campo
particolare della vita sociale, dove durante un secolo sorsero movimenti e
aspri conflitti, si trova oggi calma, almeno apparente; nel mondo, cioè,
vasto e sempre crescente del lavoro, nell'esercito immenso degli operai, dei
salariati e dei dipendenti. Se si considera il presente, con le sue
necessità belliche, come un dato di fatto, questa tranquillità potrà dirsi
esigenza necessaria e fondata; ma se si guarda lo stato odierno dal punto di
vista della giustizia, di un legittimo e regolato movimento operaio, la
tranquillità non resterà che apparente finché tale scopo non sia raggiunto.
Mossa sempre da
motivi religiosi, la Chiesa condannò i vari sistemi del socialismo marxista,
e li condanna anche oggi, com'è suo dovere e diritto permanente di
preservare gli uomini da correnti e influssi, che ne mettono a repentaglio
la salvezza eterna. Ma la Chiesa non può ignorare o non vedere, che
l'operaio, nello sforzo di migliorare la sua condizione, si urta contro
qualche congegno, che, lungi dall'essere conforme alla natura, contrasta con
l'ordine di Dio e con lo scopo, che Egli ha assegnato per i beni terreni.
Per quanto fossero e siano false, condannabili e pericolose le vie, che si
seguirono; chi, e soprattutto qual sacerdote o cristiano, potrebbe restar
sordo al grido, che si solleva dal profondo, e il quale in un mondo di un
Dio giusto invoca giustizia e spirito di fratellanza? Ciò sarebbe un
silenzio colpevole e ingiustificabile davanti a Dio, e contrario al senso
illuminato dell'apostolo, il quale, come inculca che bisogna essere risoluti
contro l'errore, sa pure che si vuol essere pieni di riguardo verso gli
erranti e con l'animo aperto per intenderne aspirazioni, speranze e motivi.
Dio, benedicendo i
nostri progenitori, disse loro: «Crescete e moltiplicatevi e riempite la
terra e soggiogatela» (Gn 1,28). E al primo capo di famiglia diceva poi:
«Nel sudore della tua fronte ti ciberai di pane» (Gn 3,19). La dignità della
persona umana esige dunque normalmente come fondamento naturale per vivere
il diritto all'uso dei beni della terra; a cui risponde l'obbligo
fondamentale di accordare una proprietà privata, possibilmente a tutti. Le
norme giuridiche positive; regolanti la proprietà privata, possono mutare e
accordare un uso più o meno circoscritto; ma se vogliono contribuire alla
pacificazione della comunità, dovranno impedire che l'operaio, che è o sarà
padre di famiglia, venga condannato ad una dipendenza e servitù economica,
inconciliabile con i suoi diritti di persona.
Che questa servitù
derivi dal prepotere del capitale privato o dal potere dello Stato,
l'effetto non muta; anzi, sotto la pressione di uno Stato, che tutto domina
e regola l'intera vita pubblica e privata, penetrando fino nel campo delle
concezioni e persuasioni e della coscienza, questa mancanza di libertà può
avere conseguenze ancora più gravose, come l'esperienza manifesta e
testimonia.
Cinque punti
fondamentali
per l'ordine e la pacificazione della società umana
Chi pondera al lume
della ragione e della fede i fondamenti e gli scopi della vita sociale, che
noi abbiamo tracciati in brevi linee, e li contempla nella loro purezza ed
altezza morale e nei loro benefici frutti in tutti i campi, non può non
avere la convinzione dei potenti principi di ordine e di pacificazione, che
energie rivolte a grandi ideali e risolute ad affrontare gli ostacoli
potrebbero regalare, o diciamo meglio, restituire ad un mondo, interiormente
scardinato, quando avessero abbattute le barriere intellettive e giuridiche,
create da pregiudizi, errori, indifferenza, e da un lungo processo di
secolarizzazione del pensiero, del sentimento, dell'azione, che venne a
staccare e sottrarre la città terrena dalla luce e dalla forza della città
di Dio.
Oggi più che mai
scocca l'ora di riparare; di scuotere la coscienza del mondo dal grave
torpore, in cui i tossici di false idee, largamente diffuse, l'hanno fatto
cadere; tanto più che, in questa ora di sfacelo materiale e morale, la
conoscenza della fragilità e della inconsistenza di ogni ordinamento
puramente umano è sul disingannare anche coloro, che, in giorni
apparentemente felici, non sentivano in sé e nella società la mancanza di
contatto coll'eterno, e non la consideravano come un difetto essenziale
delle loro costruzioni.
Ciò che chiaro
appariva al cristiano, che, profondamente credente, soffriva dell'ignoranza
altrui, chiarissimo ci presenta il fragore della spaventosa catastrofe
dell'odierno sconvolgimento, che riveste la terribile solennità di un
giudizio universale, persino agli orecchi dei tiepidi, degl'indifferenti,
degl'inconsiderati: una verità, cioè, antica, che si manifesta tragicamente
in forme sempre nuove, e tuona di secolo in secolo, di gente in gente, per
bocca del Profeta: «Omnes qui Te derelinquunt, confundentur: recedentes a Te
in terra scribentur: quoniam dereliquerunt venam aquarum viventium, Dominum»
(Ier 17,13).
Non lamento, ma
azione è il precetto dell'ora; non lamento su ciò che è o che fu, ma
ricostruzione di ciò che sorgerà e deve sorgere a bene della società.
Pervasi da un entusiasmo di crociati, ai migliori e più eletti membri della
cristianità spetta riunirsi nello spirito di verità, di giustizia e di amore
al grido: Dio lo vuole! pronti a servire, a sacrificarsi, come gli antichi
Crociati. Se allora trattavasi della liberazione della terra santificata
dalla vita del Verbo di Dio incarnato, si tratta oggi, se possiamo così
esprimerci, del nuovo tragitto, superando il mare degli errori del giorno e
del tempo, per liberare la terra santa spirituale, destinata a essere il
sostrato e il fondamento di norme e leggi immutabili per costruzioni sociali
di interna solida consistenza.
Per sì alto fine,
dal presepe del Principe della pace, fiduciosi che la sua grazia si diffonda
in tutti i cuori, Noi Ci rivolgiamo a voi, diletti figli, che riconoscete e
adorate in Cristo il vostro Salvatore, a tutti quelli che sono con noi uniti
almeno col vincolo spirituale della fede in Dio, a tutti infine, quanti
anelano a liberarsi dai dubbi e dagli errori, bramosi di luce e guida; e vi
esortiamo con scongiurante paterna insistenza non solo a comprendere
intimamente l'angosciosa serietà di quest'ora, ma anche a meditare le sue
possibili aurore benefiche e soprannaturali, e a unirvi e operare insieme
per il rinnovamento della società in spirito e verità.
Scopo essenziale di
questa Crociata necessaria e santa è che la stella della pace, la stella di
Betlemme, spunti di nuovo su tutta l'umanità nel suo rutilante fulgore, nel
suo pacificante conforto, qual promessa e augurio di un avvenire migliore
più fecondo e più felice.
Vero è che il
cammino dalla notte a un luminoso mattino sarà lungo; ma decisivi sono i
primi passi sul sentiero, che porta sopra le prime cinque pietre miliari
scolpite con bronzeo scalpello le seguenti massime:
1° Dignità
e diritti della persona umana
1) Chi vuole che la
stella della pace spunti e si fermi sulla società, concorra da parte sua a
ridonare alla persona umana la dignità concessale da Dio fin dal principio;
si opponga all'eccessivo aggruppamento degli uomini, quasi come masse
senz'anima; alla loro inconsistenza economica, sociale, politica,
intellettuale e morale; alla loro mancanza di solidi principi e di forti
convinzioni; alla loro sovrabbondanza di eccitazione istintive e sensibili,
e alla loro volubilità;
favorisca, con
tutti i mezzi leciti, in tutti i campi della vita, forme sociali, in cui sia
resa possibile e garantita una piena responsabilità personale, così quanto
all'ordine terreno come quanto all'eterno;
sostenga il
rispetto e la pratica attuazione dei seguenti fondamentali diritti della
persona: il diritto a mantenere e sviluppare la vita corporale,
intellettuale e morale, e particolarmente il diritto ad una formazione ed
educazione religiosa; il diritto al culto di Dio privato e pubblico,
compresa l'azione caritativa religiosa; il diritto, in massima, al
matrimonio e al conseguimento del suo scopo, il diritto alla società
coniugale e domestica; il diritto di lavorare come mezzo indispensabile al
mantenimento della vita familiare; il diritto alla libera scelta dello
stato, quindi anche dello stato sacerdotale e religioso; il diritto ad un
uso dei beni materiali, cosciente dei suoi doveri e delle limitazioni
sociali.
2° Difesa
della unità sociale e particolarmente della famiglia
2) Chi vuole che la
stella della pace spunti e si fermi sulla società, rifiuti ogni forma di
materialismo, che non vede nel popolo se non un gregge di individui, i
quali, scissi e senza interna consistenza, vengono considerati come materia
di dominio e di arbitrio;
cerchi di
comprendere la società come un'unità interna, cresciuta e maturata sotto il
governo della Provvidenza, unità la quale, nello spazio ad essa assegnato e
secondo le sue peculiari doti, tende, mediante la collaborazione dei diversi
ceti e professioni, agli eterni e sempre nuovi fini della cultura e della
religione;
difenda la
indissolubilità del matrimonio; dia alla famiglia, insostituibile cellula
del popolo, spazio, luce, respiro, affinché possa attendere alla missione di
perpetuare nuova vita e di educare i figli in uno spirito, corrispondente
alle proprie vere convinzioni religiose; conservi, fortifichi o
ricostituisca, secondo le sue forze la propria unità economica, spirituale,
morale e giuridica: curi che i vantaggi materiali e spirituali della
famiglia vengano partecipati anche dai domestici; pensi a procurare ad ogni
famiglia un focolare, dove una vita familiare, sana materialmente e
moralmente, riesca a dimostrarsi nel suo vigore e valore; curi che i luoghi
di lavoro e le abitazioni non siano così separati, da rendere il capo di
famiglia e l'educatore dei figli quasi estraneo alla propria casa; curi
soprattutto, che tra scuole pubbliche e famiglia rinasca quel vincolo di
fiducia e di mutuo aiuto, che in altri tempi maturò frutti così benefici, e
che oggi è stato sostituito da sfiducia colà ove la scuola, sotto l'influsso
o il dominio dello spirito materialistico, avvelena e distrugge ciò che i
genitori avevano istillato nelle anime dei figli.
3° Dignità
e prerogative del lavoro
3) Chi vuole che la
stella della pace spunti e resti sulla società, dia al lavoro il posto da
Dio assegnatogli fin dal principio. Come mezzo indispensabile al dominio del
mondo, voluto da Dio per la sua gloria, ogni lavoro possiede una dignità
inalienabile, e in pari tempo un intimo legame col perfezionamento della
persona; nobile dignità e prerogativa del lavoro, cui in verun modo non
avviliscono la fatica e il peso, che sono da sopportarsi come effetto del
peccato originale, in ubbidienza e sommissione alla volontà di Dio.
Chi conosce le
grande Encicliche dei Nostri Predecessori e i Nostri precedenti Messaggi non
ignora che la Chiesa non esita a dedurre le conseguenze pratiche, derivanti
dalla nobiltà morale del lavoro, e ad appoggiarle con tutto il nome della
sua autorità. Queste esigenze comprendono, oltre ad un salario giusto,
sufficiente alle necessità dell'operaio e della famiglia, la conservazione
ed il perfezionamento di un ordine sociale, che renda possibile una sicura,
se pur modesta proprietà privata a tutti i ceti del popolo, favorisca una
formazione superiore per i figli delle classi operaie particolarmente dotati
di intelligenza e di buon volere, promuova la cura e l'attività pratica
dello spirito sociale nel vicinato, nel paese, nella provincia, nel popolo e
nella nazione, che, mitigando i contrasti di interessi e di classe, toglie
agli operai il sentimento della segregazione con l'esperienza confortante di
una solidarietà genuinamente umana e cristianamente fraterna.
Il progresso e il
grado delle riforme sociali improrogabili dipende dalla potenza economica
delle singole nazioni. Solo con uno scambio di forze, intelligente e
generoso, tra forti e deboli sarà possibile a compiersi una pacificazione
universale in maniera che non restino focolai di incendio e di infezione, da
cui potrebbero originarsi nuove sciagure.
Segni evidenti
inducono a pensare, che nel fermento di tutti i pregiudizi e i sentimenti di
odio, inevitabili ma tristi parti di questa acuta psicosi bellica, non sia
spenta nei popoli la coscienza della loro intima reciproca dipendenza nel
bene e nel male, che anzi sia divenuta più viva e attiva. Non è forse vero
che sempre più chiaramente pensatori profondi vedono, nella rinunzia
all'egoismo e all'isolamento nazionale, la via di salvezza generale, pronti
come sono a domandare ai loro popoli una parte gravosa di sacrifici,
necessari per la pacificazione sociale in altri popoli? Possa questo Nostro
Messaggio natalizio, diretto a tutti coloro che sono animati da buona
volontà e cuore generoso, incoraggiare e aumentare le schiere della Crociata
sociale presso tutte le Nazioni! E voglia Dio concedere alla loro pacifica
bandiera la vittoria, di cui è degna la loro nobile intrapresa!
4°
Reintegrazione dell'ordinamento giuridico
4) Chi vuole che la
stella della pace spunti e si fermi sulla vita sociale, collabori ad una
profonda reintegrazione dell'ordinamento giuridico.
Il sentimento
giuridico di oggi è spesso alterato e sconvolto dalla proclamazione e dalla
prassi di un positivismo e di un utilitarismo ligi e vincolati al servizio
di determinati gruppi, ceti e movimenti, i cui programmi tracciano e
determinano la via alla legislazione e alla pratica giudiziale.
Il risanamento di
questa situazione diventa possibile a ottenersi, quando si ridesti la
coscienza di un ordinamento giuridico, riposante nel sommo dominio di Dio e
custodita da ogni arbitrio umano; coscienza di un ordinamento che stenda la
sua mano protettrice e punitrice anche sugli inobliabili diritti dell'uomo e
li protegga contro gli attacchi di ogni potere umano.
Dall'ordinamento
giuridico voluto da Dio promana l'inalienabile diritto dell'uomo alla
sicurezza giuridica, e con ciò stesso ad una sfera concreta di diritto,
protetta contro ogni arbitrario attacco.
Il rapporto
dell'uomo verso l'uomo, dell'individuo verso la società, verso l'autorità,
verso i doveri civili, il rapporto della società e dell'autorità verso i
singoli debbono essere posti sopra un chiaro fondamento giuridico e
tutelati, al bisogno, dall'autorità giudiziaria. Ciò suppone:
a) un tribunale e
un giudice, che prendano le direttive da un diritto chiaramente formulato e
circoscritto;
b) chiare norme
giuridiche, che non possano essere stravolte con abusivi richiami ad un
supposto sentimento popolare e con mere ragioni di utilità;
c) riconoscimento
del principio che anche lo Stato e i funzionari e le organizzazioni da esso
dipendenti sono obbligati alla riparazione e al ritiro di misure lesive
della libertà, della proprietà, dell'onore, dell'avanzamento e della salute
dei singoli.
5°
Concezione dello Stato secondo lo spirito cristiano
5) Chi vuole che la
stella della pace spunti e si fermi sulla società umana, collabori al
sorgere di una concezione e prassi statale, fondate su ragionevole
disciplina, nobile umanità e responsabile spirito cristiano;
aiuti a ricondurre
lo Stato e il suo potere al servizio della società, al pieno rispetto della
persona umana e della sua operosità per il conseguimento dei suoi scopi
eterni;
si sforzi e adoperi
a sperdere gli errori, che tendono a deviare dal sentiero morale lo Stato e
il suo potere e a scioglierli dal vincolo eminentemente etico, che li lega
alla vita individuale e sociale, e a far loro rinnegare o ignorare
praticamente l'essenziale dipendenza, che li unisce alla volontà del
Creatore;
promuova il
riconoscimento e la diffusione della verità, che insegna, anche nel campo
terreno, come il senso profondo e l'ultima morale e universale legittimità
del «regnare» è il «servire».
Considerazioni
sulla guerra mondiale
e sul rinnovamento della società
Diletti figli!
Voglia Dio che, mentre la Nostra voce arriva al vostro orecchio, il vostro
cuore sia profondamente scosso e commosso dalla serietà profonda,
dall'ardente sollecitudine, dalla scongiurante insistenza, con cui Noi vi
inculchiamo questi pensieri, che vogliono essere un appello alla coscienza
universale e un grido di raccolta per tutti quelli che sono pronti a
ponderare e misurare la grandezza della loro missione e responsabilità dalla
vastità della sciagura universale.
Gran parte della
umanità, e, non rifuggiamo dall'affermarlo, anche non pochi di coloro che si
chiamano cristiani, entrano in certa guisa nella responsabilità collettiva
dello sviluppo erroneo, dei danni e della mancanza di altezza morale della
società odierna.
Questa guerra
mondiale, e tutto ciò che le si connette, si tratti dei precedenti remoti o
prossimi, o dei suoi procedimenti ed effetti materiali, giuridici e morali,
che altro rappresenta se non lo sfacelo, inaspettato forse
agl'inconsiderati, ma intuito e deprecato da coloro i quali penetravano a
fondo col loro sguardo in un ordine sociale, che dietro l'ingannevole volto
o la maschera di formole convenzionali nascondeva la sua debolezza fatale e
il suo sfrenato istinto di guadagno e di potere?
Ciò che in tempi di
pace giaceva compresso, al rompere della guerra scoppiò in una trista serie
di azioni, contrastanti con lo spirito umano e cristiano. Le convenzioni
internazionali per rendere meno disumana la guerra, limitandola ai
combattenti, per regolare le norme dell'occupazione e della prigionia dei
vinti, rimasero lettera morta in vari luoghi; e chi mai vede la fine di
questo progressivo peggioramento?
Vogliono forse i
popoli assistere inerti a così disastroso progresso? o non debbono
piuttosto, sulle rovine di un ordinamento sociale, che ha dato prova così
tragica della sua inettitudine al bene del popolo, riunirsi i cuori di tutti
i magnanimi e gli onesti nel voto solenne di non darsi riposo, finché in
tutti i popoli e le nazioni della terra divenga legione la schiera di
coloro, che, decisi a ricondurre la società all'incrollabile centro di
gravitazione della legge divina, anelano al servizio della persona e della
sua comunanza nobilitata in Dio?
Questo voto
l'umanità lo deve agl'innumerevoli morti, che giacciono sepolti nei campi di
guerra: il sacrificio della loro vita nel compimento del loro dovere è
l'olocausto per un nuovo migliore ordine sociale.
Questo voto
l'umanità lo deve all'infinita dolente schiera di madri, di vedove e di
orfani, che si son veduti strappare la luce, il conforto e il sostegno della
loro vita.
Questo voto
l'umanità lo deve a quegl'innumerevoli esuli che l'uragano della guerra ha
spiantati dalla loro patria e dispersi in terra straniera; i quali
potrebbero far lamento col Profeta: «Hereditas nostra versa est ad alienos,
domus nostrae ad extraneos» (Ier, Lam. 5,2).
Questo voto
l'umanità lo deve alle centinaia di migliaia di persone, le quali, senza
veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe,
sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento.
Questo voto
l'umanità lo deve alle molte migliaia di non combattenti, donne, bambini,
infermi e vecchi, a cui la guerra aerea, - i cui orrori Noi già fin
dall'inizio più volte denunziammo, - senza discernimento o con insufficiente
esame, ha tolto vita, beni, salute, case, luoghi di carità e di preghiera.
Questo voto
l'umanità lo deve alla fiumana di lagrime e amarezze, al cumulo di dolori e
tormenti, che procedono dalla rovina micidiale dell'immane conflitto e
scongiurano il cielo, invocando la discesa dello Spirito, che liberi il
mondo dal dilagare della violenza e del terrore.
Invocazione al
Redentore del mondo
E dove potreste voi
deporre con più tranquilla sicurezza e fiducia e con fede più efficace
questo voto per il rinnovamento della società, se non ai piedi del
«desideratus cunctis gentibus», che giace davanti a noi nel presepio in
tutto l'incanto della sua dolce umanità di Pargolo, ma anche nell'attrattiva
commovente della sua incipiente missione redentrice? In qual luogo potrebbe
questa nobile e santa crociata per la purificazione ed il rinnovamento della
società avere consacrazione più espressiva e trovare stimolo più efficace
che a Betlemme, dove nell'adorabile mistero dell'incarnazione apparve il
nuovo Adamo alle cui fonti di verità e di grazia conviene in ogni modo che
l'umanità attinga l'acqua salutare, se non vuole perire nel deserto di
questa vita? «De plenitudine eius nos omnes accepimus» (Io 1,16). La sua
pienezza di verità e di grazia, come da venti secoli, si riversa anche oggi
sull'orbe con forza non diminuita; più potente delle tenebre è la sua luce,
il raggio del suo amore più valido dell'agghiacciante egoismo, che rattiene
tanti uomini dal crescere ed eccellere nel loro essere migliore. Voi,
volontari crociati di una nuova nobile società, alzate il nuovo labaro della
rigenerazione morale e cristiana, dichiarate lotta alle tenebre della
defezione da Dio, alla freddezza della discordia fraterna; lotta in nome
d'una umanità gravemente inferma e da sanare in nome della coscienza
cristianamente elevata.
La Nostra
benedizione e il Nostro paterno augurio e incoraggiamento sia colla vostra
generosa intrapresa, e perduri con tutti coloro che non rifuggono dai duri
sacrifici, armi più che il ferro potenti a combattere il male, di cui soffre
la società. Sulla vostra crociata per un ideale sociale, umano e cristiano,
splenda consolatrice ed incitatrice la stella che brilla sulla grotta di
Betlemme, astro augurale e perenne dell'era cristiana. Alla sua vista
attinse, attinge e attingerà forza ogni cuore fedele: «Si consistant
adversus me castra ... in hoc ego sperabo» (Ps 26,3). Dove questa stella
risplende, è Cristo: «Ipso ducente, non errabimus; per ipsum ad ipsum eamus,
ut cum nato hodie puero in perpetuum gaudeamus».(4)
(1)
PIO PP. XII, Radiomessaggio Con sempre nuova freschezza nella vigilia
del Natale 1942, [A tutti i popoli del mondo], 24 dicembre 1942: AAS
35(1943), pp. 9-24.
Il santo Natale
e l'umanità dolorante. - Rapporti internazionali e ordine interno delle
nazioni. - Duplice elemento della pace nella vita sociale: I. Convivenza
nell'ordine (Dio prima causa e ultimo fondamento della vita individuale e
sociale; sviluppo e perfezionamento della persona umana; ordinamento
giuridico della società e nuovi scopi); II. Convivenza nella tranquillità
(armonia fra tranquillità e operosità; il mondo operaio). - Cinque punti
fondamentali per l'ordine e la pacificazione della società umana: 1. Dignità
e diritti della persona umana; 2. Difesa dell'unità sociale e
particolarmente della famiglia; 3. Dignità e prerogativa del lavoro; 4.
Reintegrazione dell'ordine giuridico; 5. Concezione dello stato secondo lo
spirito cristiano. - Considerazioni sulla guerra mondiale e sul rinnovamento
della società. - Invocazione al Redentore del mondo.
(2)
Summa theol., II-II, q. 29, a. 1 ad 1; S. AUGUSTINUS, De civitate
Dei, 1. 19, c. 13, n. 1.
(3)
Summa theol., II-II, q. 29, a. 3.
(4)
S. AUGUSTINUS, Sermo 189, c. 4: PL 38, 1007.