La traduzione di questo termine suggerisce diverse considerazioni.
Normalmente, esso viene tradotto "prossimu" (provvederemo a pubblicare qui una concordanza delle traduzioni esistenti). Come tale, questo termine ci sembra far parte dei tanti cosiddetti "cultismi", cioè termini non proprio facenti parte della tradizione sarda, ma inseriti (e non sempre integrati) nella lingua a partire dall'uso ecclesiastico.
"Prossimu", inoltre, è piuttosto usato in sardo, al femminile (ma a seconda del sostantivo cui si riferisce talvolta anche al maschile), per indicare il tempo di un parto o di una maturazione che si avvicina. Cfr Ditzionariu di Puddu: "Prossimu: nâu de un'animali fémina, chi portat su fedu in corpus. csn: prossima a mannu = chi dh'ammancat pagu po angiai; trigu prossimu = chi est acanta a fai sa spiga".
Il Prof. Mario Puddu, durante una conferenza, interprellato in proposito da chi cura queste note, non ebbe esitazioni nel dire che in sardo "il prossimo" biblico era semplicemente "s'ateru, is aterus".
La risposta, al di là delle questioni linguistiche sarde, ci era sembrata coerente con il fatto esegetico che il termine ebraico re'a presente nei testi veterotestamentari che stanno alla base delle frasi evangeliche più conosciute, fra i sinonimi indicanti delle relazioni personali, è quello più generico e debole. Al termine "ateru" si potrebbe forse affiancare , secondo questa gradazione, quello di cumpagnu/cumpangiu.
Per ora, nella traduzione Ghiani si è preferito usare il termine suggerito dal Puddu. Abbiamo tuttavia sperimentato delle difficoltà a seconda dei contesti (cf ad es. Lc 10,36 e la nota relativa)
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In data Sabato 14 luglio abbiamo ricevuto la seguente e-mail da parte di Marco Statzu (Terralba), partecipante ai corsi di Cagliari, e volentieri la rendiamo comune. Alcune oservazioni ci sembrano pertinenti e importanti e bisognerà riprenderle in considerazione.
Caro don Antonio,
sentendo stasera proclamare la parabola del buon samaritano, mi è venuto in mente un altro modo per dire “prossimo” in sardo: non so se possa andare bene, ma ho trovato anche qualche giustificazione.
Invece di usare “atru”, come nella traduzione presente nel sito Sufueddu, si potrebbe usare il termine “bixinu”, e ne spiego i motivi.
Sono idee che
mi sono venute a messa (quante cose fa venire in mente la Parola di Dio!). Le
prenda per quello che valgono.
A seguire.