© Vangelo di Giovanni 2001. Traduzione
in sardo campidanese, variante del Sarcidano isilese,
di Antioco e Paolo Ghiani.
Consulenza
esegetica di Antonio Pinna.
Proposta di traduzione di Paolo Ghiani con osservazioni di Antonio Pinna e di
Antioco Ghiani.
Per domenica 10 giugno 2001, Domenica della SS. Trinità
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16,12 Ancora tengiu cosas medas de si
nai, ma po imoi non si ddas podeis
atuai (non ddas podeis aguantai). |
Gv 16,12 Tengiu ancora cosa meda de si nai, ma po imoi non dda podeis aguantai.
13 Ma candu at a benniri su Spiridu de beridadi, issu s’at a imparai sa bia de totu sa beridadi ca no at a fueddai de sei sua, ma s’at a nai totu su chi ascurtat e s’at a torrai a nai is cosas chi funt acanta de sussedi. 14 Issu m’at a donai gloria, ca at a pigai su chi s’ia a depi nai deu e si dd’at a torrai a nai. 15 Totu su chi tenit Babbu miu est cosa mia; po cussu s’apu nau ca at pigai su chi s’ia a depi nai deu e si dd’at a torrai a nai. |
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Gv 16,12 Ancora tengiu cosas medas de si nai : naturalezza? "ancora" al primo posto? "cosas medas"al plurale?
Gv 16,12 aguantai : mi pare più naturale questa espressione: ad es. "aguanta immoi cussu chi t'at a nai" o simili. "atuai"mi pare troppo letterale: in sardo non si usa questo verbo in questo senso.
Gv 16,13 su Spiridu de sa berida(d)i : altrove lo abbiamo usato senza articolo? Mi sembra si potrebbe evitare l'anticipo e quindi la ripetizione di "issu".
Gv 16,13 de sei sua :
il senso è che non dirà "parole proprie" : se lo si volesse dire
chiaramente? Egli non dirà parole sue, parole proprie, ... Mi pare però che il
sardo "de sei sua" sia già abbastanza chiaro in questo senso.
nAGh: Gv,
16,13: ca no at a fueddai de sei sua . S’iat a podi nai fintzas e “ca no at nai fueddus chi ddi benint
de sei..”
Gv 16,13 at a ascurtai : è vero che Nestle 27 (Comitato UBS) preferisce il futuro, in quanto supportato da più manoscritti e in quanto sarbbe lectio difficilior teologicamente (per la dottrina trinitaria sembrerebbe che il presente sia stato introdotto come correzione per significare che lo Spirito "ascolta" da sempre...). Tuttavia, il Sinaitico ha il presente, e si potrebbe dire che il presente è lectio difficilior dal punto di vista grammaticale (tutti gli altri verbi sono al futuro). Forse, se si lascia da parte la teologia e il fantasma del testo originale, sembra di poter dire che il senso logico della frase è al presente: uno prima ascolta e poi ripete, tanto che qualche manoscritto ha introdotto osa an + akousê, giudicato un miglioramento grammaticale.
In conclusione, si potrebbe, se si volesse, semplificare al presente. Il futuro, in ogni caso, resta coerente con il fatto che Gesù sta parlando della futura attività dello Spirito, senza ulteriori problemi teologici.
Gv 16,13 narri (donai nova de):
il verbo anaggello ha il significato di "ripetere ciò che uno ha
ascoltato o visto ecc." : il senso di "reporter" in inglese. In
altre parole, la sua area semantica non è quella profetica. La sua presenza qui
è dunque esattamente giustificata dalla frase immediatamente precedente.
si potrebbe dire "torrai a nai" o qualcosa di simile, visto anche gli
usi immediatamente seguenti.
Gv 16,13 ant a sussedi : se si traducesse "chi funt accanta de sussedi" si resterebbe mi pare vicini quasi letteralmenete al verbo greco erchomena ("chi funti benendi"), e in più sarebbe più chiaro che il compito dello Spirito è quello di ricordare-riportare i fatti di Gesù che stanno per accadere (morte e risurrezione) e portarli a comprensione nelle nuove circostanze del futuro della vita dei discepoli o della chiesa.
Gv 16,14 donai gloria
: è più naturale "donai gloria" o "portai gloria" o altro
?
nAGh: Gv, 16,14:donai gloria. “Portai est umperau giai sempri cun su sentsu de “Portai de innoi a innì ” e “Betiri de innì a innoi” e in prus mi parit ca est meda Italianu. S’iat a podi ponni “Torrai” cumenti fait Vargiu, ma in custu versu “torrai” ddu’est giai. In Gv 13,31-32 iast cuntzillau: “Arriciri” gloria.
Bolendi nai “Arriciri gloria” tocat a furriai sa frasi “De Issu deu ap’a arriciri gloria ca...” o chi no’ fortzis cumbenit a lassai “donai”
Gv 16,14 de su chi est cosa mia : qui penso che si potrebbe specificare di che cosa si tratta: prenderà (di) ciò che io ho da dirvi (e che non posso ancora dirvi adesso perchè non potete sopportarlo...): at a pigai su chi deu si ia a depi nai, e si dd'at a torrai a nai. O simile (e meglio...).